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L’Adone di Marino è molte cose. Il più vasto poema italiano, almeno tra quelli che contano. Un incomparabile sfoggio di bravura linguistica e retorica. L’apice del Barocco più estremo, di cui il napoletano fu il massimo esponente. Insieme allo spagnolo Gongora.

Un repertorio di vastissima, caotica erudizione, da far morire d’invidia il don Ferrante manzoniano.

Tutto questo è noto. Meno risaputo, però, è che L’Adone è anche un, raffinatissimo, manuale d’amore. Ars Amatoria dall’intensa carica erotica e, al contempo, percorso di conoscenza attraverso, appunto, la sublimazione dell’amore. E del sesso. Al di là della barriera del linguaggio, opera di incredibile modernità. Perché in Marino il sesso non è fine a se stesso, e l’amore non è, come nella convenzione petrarchista, lontananza platonica e astrazione. È vero, concreto . Eppure di straordinaria raffinatezza. E, quindi, con una forte valenza magica. Oserei dire tantrica.

La chiave di tutto sono i sensi. I 5 sensi, intesi letteralmente. Come esperienza e non come metafora. La metafora, l’allegoria vengono dopo. Sono ornamento.

Il punto nodale è nei Canti 6,7 ed 8.
Venere ed Adone visitano il Castello d’Amore. Un Castello con quattro torri quadrate. E al centro un Mastio a pianta circolare. Le prime due Torri sono il Giardino del Piacere. Vi vengono rappresentati, con allegorie e narrazioni, vista ed olfatto. Le seconde due, il Giardino delle Delizie, rappresentano udito e gusto. Il Mastio, luogo dei Trastulli d’amore, il tatto. Al termine di questo, la Dea e Adone, fanno il bagno insieme. Un bagno tanto intensamente erotico che solo la funambolica abilità letteraria del Marino impedisce che diventi una pagina di autentica pornografia. È il momento dei Trastulli. Poi, Mercurio celebra le nozze, e finalmente i due amanti si congiungono.

Ora le interpretazioni, certo, possono essere molte. E non è davvero mia intenzione annoiare con ipotesi erudite. Vediamo, invece, di seguire il percorso sensoriale tracciato dal poeta. Che è percorso che passa attraverso l’utilizzo di tutti i cinque sensi. Che solitamente, invece, nel sesso ordinario, vengono usati caoticamente. Alla rinfusa. Nella fretta di consumare. E quindi di…finire. Che, come in una scandalosa canzone di Mina sembra essere oggi l’unica cosa importante.

La vista. Guardare la donna, accarezzarla con lo sguardo. Penetrare con gli occhi nei recessi segreti del suo corpo. E di qui, nella sua anima. Può durare ore, giorni. Anni. È, appunto, un piacere ineffabile, di per se stesso già fonte di gioia e appagamento.

Poi usare l’olfatto. L’odore cela in sé i segreti profondi del corpo. E proprio per questo va oltre il corpo.. Sentire, annusare il profumo della sua pelle, quello dei suoi capelli. Lasciarsi totalmente impegnare da tali trofumi. Sino ad una sorta di ebrezza. Come se si fosse fiutata una forte droga.
Viene in mente “Profumo di donna”. Uno straordinario Vittorio Gassman, cieco, sente il profumo di Agostina Belli. E questo basta per ridargli la volontà di vivere. E poi la mente, ovvio, vola a Suskind. Di cui mi ricordo che altri già hanno qui parlato con sottile sensibilità.

Le delizie iniziano con l’udito. Il senso, in qualche misura, meno… fisico. Ascoltare la voce della donna.. Il suo accento, la sua cadenza. Coglierne l’armonia unica, come canto d’uccelli. Come l’usignolo e l’allodola nel famoso monologo pronunciato, anzi cantato come fosse un’Albe provenzale, dalla Giulietta shakespeariana.

E il ben più carnale gusto. In apparenza più carnale. Il sapore dell’amata, colto dalle sue labbra come fosse frutta e cibo prelibato. È già un possederla. O meglio un fondersi con lei.

Infine il tatto. La pelle. Le carezze. Un climax crescente. Al termine del quale, prima dell’amplesso prima – per dirlo con il cinese “Tappeto da preghiera di carne” – de “le nubi e la pioggia”, Mercurio che celebra le Nozze. Spagiria dei vasi comunicanti. Si riscoprano gli scritti di Erim di Catenaia, principe e alchimista.

E allora la Dea, che dapprima si era palesata come Diana, la casta, che si negava, diviene, finalmente, Venere, e si concede. Sedotta dal lungo, inesausto amore di Adone, filtrato da un’esperienza sensorirle e spirituale insieme. Comunque totalizzante e assoluta.

Poi, Adone dovrà compiere il suo destino e morire. Ma la morte era da lui già stata vinta conquistando la Dea.


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