fbpx


Che aspettative hai?

Domanda che più di una volta mi è stata posta, nei contesti più diversi. E per le più disparate ragioni. In genere non ne nutro, rispondo, a meno che non si tratti di qualcosa di molto concreto. Tanto da sostanziare l’aspettativa di realtà. Ma accade di rado, perché le aspettative, spesso, sono fatte della stessa sostanza dei sogni. Per rubare ancora una volta una battuta a Shakespeare.

Una mia amica mi dice: io non ho aspettative non mi aspetto nulla, non faccio programmi a lungo termine. Vivo alla giornata…. Declina, a suo modo, Orazio. Ma per essere convincente dovrebbe avere altri occhi. Ironici. Distaccati, come dovevano essere quelli del poeta di Venosa. I suoi, invece, splendono di una luce troppo intensa, troppo vivida e appassionata. Non avrai aspettative, penso. Ma certo hai ancora sogni. E quindi illusioni.

Già le illusioni… per Leopardi ciò che rende accettabile la vita. E così anche per Foscolo. Con una differenza fondamentale, però. Per Leopardi sono comunque destinate a svanire, di fronte ai “vero”, alla comprensione del non senso dell’esistenza umana. Dopo di che non resta che la ginestra, il fiore che si limita a sopravvivere alle pendici del Vulcano.

Per Foscolo, invece, le illusioni rappresentano ciò che ti dà la forza per agire. Il Recanatese contempla il vuoto davanti a sé, e ne resta raggelato. Il Veneziano lo avverte incombente dietro le spalle, ma questo gli dà l’impulso per cercare di realizzarle quelle illusioni. Per danzare nel vuoto.

Leopardi presenta sottili legami con Schopenhauer. In Foscolo si sta già preparando il terreno per l’Oltre Uomo di Nietzsche.

Le illusioni sono deleterie se ti impediscono di vivere. Se provocano la paralisi dell’anima. Abbarbicata ad una terra sterile, incapace di guardare oltre. Sono illusioni che celano la paura. Paura di rimettersi in gioco. Di rischiare. Di nutrire nuovi sogni, restando alla fine delusi. Perché ogni delusione è una ferita, con gli anni sempre più difficile da sanare.

Ma negarsi totalmente alle illusioni significa rinunciare alla speranza. Che è, se vogliamo, Virtù Teologale, posta nel cuore, secondo quel grande mistico e poeta che è San Juan de la Cruz. E senza speranza non resta che il deserto intorno a noi. La disperazione o, più comunemente, l’abruttimento.

Un uomo totalmente privo di illusioni non ha più la forza per creare, per agire. Non è più in grado di provare emozioni e sentimenti autentici. Intensi. È senile, a qualsiasi età, come ci insegnano gli antieroi dei romanzi di Svevo.

La giovinezza è per sua natura tessuta di illusioni. La senilità è un albero ormai spoglio. Ma si può essere senili a vent’anni. E giovani ad ottanta. Il Goethe dell’Elegia di Marienbad lo dimostra.

Tutto sta nel come ci si pone di fronte alle illusioni. Se le si subisce come malattie incapacitanti, o se le si usa. Facendone strumenti di rigenerazione. C. S. Lewis nelle “Lettere di Berlicche” fa dire ai vecchio diavolo, che istruisce l’apprendista Malacoda, che la forza per cui gli uomini possono sfuggire all’inferno sta proprio in questo dono. La capacità di rinnovarsi ogni giorno. Di continuare a sognare nuovi sogni. Rinnovando le proprie illusioni. Scegliendo quelle che ci danno l’impulso per vivere, e lasciando cadere, come le foglie di quest’autunno incombente, quelle che, invece, ci paralizzano. Condannandoci alla tristezza ed alla solitudine.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST