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Troppo caldo per l’eleganza? Le temperature intorno ai 40 gradi nelle grandi città pare abbiano sdoganato canottiera e bermuda, sandali (purché senza calzini) ed infradito.

Perché è vero che la città non è una località balneare o da escursioni alpine, ma se il caldo raggiunge livelli insostenibili, in qualche modo l’abitante urbano deve pur difendersi mentre attraversa piazze assolate o strade con l’asfalto che si sfalda.

Facile consigliare camicie di lino, abiti in canapa, capi in seta. Peccato che la stragrande maggioranza degli italiani non possa permettersi simili acquisti, neppure in saldo. Magari il precario accaldato lavora anche in luoghi privi di aria condizionata, utilizza i mezzi pubblici dove le temperature variano dai livelli polari a quelli sahariani, attende mezz’ora sotto il sole per prendere un autobus.

E dovrebbe pure vestirsi con camicia, giacca e cravatta per ragioni di decoro? Anni fa il grande chansonnier Gipo Farassino aveva lanciato un brano in cui si ironizzava sulla decisione di eliminare i vespasiani “per il decoro della città”, con il brillante risultato di ritrovare angoli di strada impregnati di urina con odore nauseabondo.

Ed allora liberi tutti, di sfoggiare petti villosi, piedi non proprio lindi, odori non sempre gradevoli. Semel in anno licet insanire: non è più riferito a carnevale ma all’intero periodo estivo. In attesa che gli stilisti provvedano a lanciare una nuova “moda torrida”, non per i vip che vivono nell’aria condizionata bensì per i travet che muoiono di caldo. Perché il clima è cambiato e la moda è in ritardo.


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