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Troppo impegnato a rimpiangere il compagno ministro Calenda, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia attacca preventivamente il nuovo governo ma si dimentica di rilevare che nelle aziende manifatturiere stanno aumentando i morti sul lavoro.

E lo stesso succede in agricoltura dove il presidente di Coldiretti, sempre tanto impegnato in passato a farsi fotografare con il ministro Martina o con il neopartigiano Oscar Farinetti, è ora più attento a riciclarsi con la Lega che non ai morti nei campi.

E allora è il caso di riprendere i dati di Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio indipendente di Bologna sui morti per infortuni sui luoghi di lavoro. Al 30 giugno 2018 si è registrato un incremento del 7,4% rispetto alla stessa data dello scorso anno e un aumento del 20,5% rispetto al 30 giugno del 2008. Sono 69 i morti sui luoghi di lavoro nel solo mese di giugno; 25 di questi schiacciati dal trattore. Ma a questi occorre aggiungerne almeno altrettanti che muoiono sulle strade e in itinere.

Soricelli e l’Osservatorio chiedono una Commissione Parlamentare d’inchiesta per far conoscere agli italiani il reale numero di lavoratori morti per infortuni sul lavoro in questi ultimi dieci anni.

“Stampa e televisioni e media, se veramente liberi, ci aiutino a far emergere dal silenzio le dimensioni di questo autentico genocidio di lavoratori”.

Tutti gli anni – aggiunge Soricelli – i morti sui luoghi di lavoro lavoro aumentano, mentre ci dicono che calano. L’unico calo registrato è quello dei lavoratori morti sulle strade e in itinere e questo per merito delle normative molto più severe (patente a punti) introdotte nel Codice della Strada.

“Riteniamo che i morti sulle strade e in itinere richiedano interventi diversi e specifici: tanti lavoratori morti in itinere non vengono riconosciuti come infortuni sul lavoro, per una normativa che è molto penalizzante per i lavoratori”.

Secondo l’Osservatorio il 95% dei morti sui luoghi di lavoro non ha l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, quello che tutela contro i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo (il jobs act renziano l’ha tolto a tutti i nuovi assunti).

Un lavoratore su cinque che muore sul luogo di lavoro ha più di 60 anni e la legge Fornero – che non ha distinto chi svolge un lavoro d’ufficio, o poco pericoloso, da uno pericoloso per sé e per gli altri, come per esempio guidatori di Tir – ha fatto aumentare le morti per infortuni tra gli ultrasessantenni.

Al 30 giugno 2018 sono 366 i morti sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno. A questi vanno aggiunti oltre 650 morti sulle strade e in itinere, decessi comunque legati alle attività lavorative. Nel 2017 dall’inizio dell’anno al 31 dicembre i morti sui luoghi di lavoro sono stati 634, oltre 1350 con le morti per infortunio con i mezzi di trasporto.
Gli agricoltori schiacciati dal trattore sono come tutti gli anni il 20% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. L’agricoltura, come tutti gli anni, supera abbondantemente il 30% di tutti i morti sul lavoro.

Nelle aziende dove è presente il sindacato le morti sono quasi inesistenti: le poche vittime nelle fabbriche che superano i 15 dipendenti sono per la stragrande maggioranza lavoratori che lavorano in aziende appaltatrici nell’azienda stessa: spesso manutentori degli impianti.


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