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Secondo quanto emerge dalle elaborazioni dell’Ufficio studi della Cgia (Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato), che ha utilizzato i dati dell’indagine condotta sugli imprenditori italiani nelle settimane scorse dall’Unioncamere-Anpal, utilizzando il sistema informativo Excelsior, tra questo mese e il prossimo saranno registrati quasi un milione di nuovi posti di lavoro.

Certo, si tratta di previsioni calcolate su base statistica, tuttavia il dato non può che essere sorprendente.

Due su tre, tra questi nuovi impiegati, troveranno lavoro in una piccola impresa con meno di 50 dipendenti. Ma, sorpresa nella sorpresa, sarà il Mezzogiorno italiano a far segnare il maggior numero di neo assunti, che dovrebbero essere 258.200, pari al 27,6%. Il 72,5% del totale dei lavoratori in entrata, inoltre, sarà occupato nel settore dei servizi (677.550 addetti), il 20% nell’industria (186.580 unità) e, infine, il rimanente 7,5% nelle costruzioni (69.890 lavoratori).

Ancora una volta sono le piccole aziende a dare una risposta importante a chi aspira a trovare un posto di lavoro”, sostiene il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo.

E nei prossimi mesi lo faranno soprattutto quelle presenti nel mezzogiorno. In Calabria, ad esempio, l’85,1% dei nuovi ingressi sarà garantito da queste realtà produttive, in Puglia dal 77,6% e in Sicilia e in Campania dal 75,4%. Risultati straordinari che dimostrano che anche nelle regioni maggiormente in difficoltà economica, la stragrande maggioranza dei piccoli imprenditori sono in grado di offrire una chance soprattutto ai giovani”.

A livello regionale sarà la Lombardia a assicurare le maggiori opportunità di impiego (165.400). A seguire viene indicato il Lazio (88.190) e il Veneto (87.950). Tra le province, invece, emerge Milano (70.240) e subito dopo Roma (69.590) e Napoli (32.340).

Secondo quanto divulgato nei giorni scorsi dagli esperti della Confederazione “le imprese con meno di 50 addetti sono il 99,4% del totale (quasi 4,3 milioni), ci lavora il 66,3% degli addetti (10,6 milioni di persone), sono occupati il 52,3% dei dipendenti (5,9 milioni), producono il 47,8% del fatturato totale nazionale ed il 50,4% del valore aggiunto del paese. In altre parole, le piccole imprese sono la quasi totalità delle attività imprenditoriali, danno lavoro alla maggioranza degli italiani, producono 1.411,8 miliardi di euro di fatturato e 378,5 miliardi di valore aggiunto all’anno. Numeri che, di fatto, parlano da soli e ci delineano un Paese che dal punto di vista economico ed occupazionale è sostenuto dalle realtà produttive di piccola dimensione”.

Appare evidente, visto che l’arco temporale monitorato riguarda i mesi estivi di giugno e luglio, che una buona parte di questi lavoratori sarà assunta con un contratto a termine”, osserva il segretario, Renato Mason; secondo il quale ”la possibile introduzione del salario minimo per legge, rischia, nel prossimo futuro, di aumentare enormemente il costo del lavoro soprattutto per le piccolissime imprese con effetti negativi sul fronte occupazionale”.

Un’affermazione, quest’ultima che la dice lunga sulla natura di questi nuovi posti di lavoro. Con ogni probabilità, infatti, si tratterà non solo (e in gran maggioranza) di contratti a tempo determinato, ma si può essere certi che i salari saranno minimi, e l’alternativa sarà “prendere o lasciare”.

Ma – per voler essere ottimisti – se sulla quantità almeno una parte di questi fossero a tempo indeterminato, si tratterebbe comunque di un dato incoraggiante. Il fatto è che la Cgia in merito a questo dato non ha saputo dare informazioni utili.


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