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Mentre il Fondo Monetario Internazionale chiede al prossimo governo italiano di massacrare ulteriormente i pensionati attuali e di togliere ogni illusione a quelli futuri, la CGIA di Mestre (uno dei pochi centri credibili di analisi delle statistiche) ricorda che ben il 30% della popolazione italiana è a rischio povertà o esclusione sociale

Dati che si riferiscono alla fine del 2016 ma da allora la situazione è peggiorata nonostante le bugie ufficiali.

Come ricordato dalla Cgia di Mestre, l’indice relativo alla popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale è dato dalla somma di persone residenti che si trovano in almeno una delle tre condizioni seguenti: a) vivono in famiglie a rischio di povertà, cioè con un reddito inferiore al 60% del reddito mediano disponibile; b) vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa; c) vivono in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale, che è tale quandosi trovano in almeno quattro di queste nove situazioni: 1) non riescono a sostenere spese impreviste, 2) hanno arretrati nei pagamenti; 3) non possono permettersi in un anno neppure una settimana di ferie lontano da casa; 4) non hanno un pasto adeguato almeno ogni due giorni; 5) hanno un riscaldamento insufficiente; 6) non possono permettersi l’acquisto di una lavatrice, 7) di un televisore a colori, 8) un telefono, 9) un’automobile.

Non male per essere il Bel Paese.

La situazione è estremamente differenziata tra Sud, dove si arriva a superare il 50% di popolazione a rischio povertà in alcune regioni, e Nord dove il Sud Tirolo ha soltanto il 9,6% di popolazione a rischio.

E Rodolfo Bosio, sul blog enordovest, sottolinea che a Bolzano la percentuale si è persino ridotta in questi anni di crisi (era all’11,2% nel 2006) mentre nel resto d’Italia la povertà dilagava.
Quanto al Nord Ovest, prosegue Bosio, è la Liguria la regione con la più alta quota di popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale con il 23,9%, tre punti in più rispetto a 10 anni prima. A fronte del 22,9% del Piemonte (17,7% a fine 2006) e il 20,5% della Valle d’Aosta, che però ha avuto l’aumento maggiore (+9,9%).

Le quote del Nord Ovest sono dunque inferiori alla media nazionale (30%) e la Liguria risulta all’undicesimo posto nella graduatoria delle regioni per percentuale di popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale, il Piemonte al quattordicesimo e la Valle d’Aosta al quindicesimo. Indici più bassi sono evidenziati da Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana ed Emilia-Romagna.

Se poi si passa dal rischio povertà alla reale deprivazione già in atto, la stessa Cgia rileva che in Italia le persone in difficoltà sono passate, negli ultimi dieci anni, da 15 a 18,1 milioni. E questo è successo in seguito non soltanto alla crisi economica, ma anche allo “smisurato aumento delle tasse, alla fortissima contrazione degli investimenti pubblici e a un corrispondente taglio del welfare state”. Fra l’altro, senza benefici sul debito pubblico, che ha continuato ad aumentare in termini assoluti e rispetto al Pil.


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