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Tra l’Italia e la Francia circolano 3milioni di tir, di cui 740 mila solo dal Frejus.
Viceversa, la quota di trasporto ferroviario sulle Alpi non è mai stata così bassa. Solo un terzo delle merci viaggia in treno. Il deficit è particolarmente evidente tra Italia e Francia, dove la rotaia copre appena il 7,7% degli spostamenti, mentre in Austria la ferrovia sfiora il 30% e in Svizzera addirittura il 70%.

Sono alcune delle argomentazioni con cui Dario Gallina, presidente degli industriali torinesi, sostiene la assoluta necessità di realizzare il collegamento ferroviario ad alta velocità tra Torino e Lione.

Dunque la Tav permetterà, secondo Gallina, di togliere dalla strada centinaia di migliaia di Tir ogni anno. O anche solo qualche decina di migliaia, che andrebbe già bene sia in termini di inquinamento sia per la sicurezza stradale.

Il presidente dell’Unione industriale è giovane e può non ricordarsi le dichiarazioni dei suoi predecessori, e dei politici, quando si era trattato di realizzare l’alta velocità tra Torino, Milano e Roma. Però gli uffici dell’associazione imprenditoriale potrebbero recuperare gli articoli di allora, permettendo a Gallina di scoprire che le dichiarazioni erano le medesime: l’autostrada del Sole e la Torino-Milano si sarebbero liberate dei Tir spostati, finalmente, su rotaia.

Quanti ne sono stati spostati? Neppure uno, sull’alta velocità non viaggiano le merci.

Ma ora sarebbe diverso, se qualcuno si fida ancora dell’associazione malguidata da Vincenzo Boccia. Le merci arriverebbero per strada sino ad Orbassano, scalo ferroviario assolutamente inadeguato, per poi essere caricate sui treni, magari insieme all’intero Tir, e partire alla volta della Francia. Idem per il ritorno.

Peccato, appunto, che Orbassano non vada bene per assorbire un colossale incremento di traffico ma vada ancor peggio il collegamento stradale ed autostradale tra Torino ed Orbassano che verrebbe trasformato in una tratta di Tir inquinanti perennemente in coda.

Inoltre gli autotrasportatori hanno più volte ribadito che non possono essere obbligati ad utilizzare la ferrovia, “mica siamo in un Paese sovietico”.

Non sono Paesi sovietici neppure Svizzera ed Austria, dove però si tutela l’ambiente proprio sviluppando il trasporto di merci, e non solo di merci, su rotaia.

L’Italia, invece, sconta le politiche demenziali del dopoguerra, quando è stata smantellata la rete ferroviaria tra le più capillari ed efficienti del mondo. Con la scusa di favorire lo sviluppo autostradale e la motorizzazione individuale.

Ennesima menzogna, perché le fake news non sono arrivate con i social. L’Italia ante guerra non solo aveva sviluppato le ferrovie, ma pure le autostrade, con progetti bloccati dal conflitto mondiale che appaiono molto più strategici rispetto alle realizzazioni successive.

Allora l’alta velocità non serve? Serve eccome, ma per i passeggeri. Perché ridurre i tempi di spostamento è fondamentale. Mentre per arrivare ad un trasporto merci su rotaia efficiente occorre rivedere completamente la rete attuale.


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