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È colpa di Salvini e Di Maio. Il numero delle imprese torinesi è calato nel 2018 ed è dunque evidente che il governo giallo verde abbia fallito. Poi si scopre che è l’ottavo anno consecutivo di flessione, ma prima era sfortuna, adesso è responsabilità dei populisti.

I dati resi noti dalla Camera di commercio offrono alla disinformazione l’opportunità per mostrarsi per ciò che è realmente. E non è un bello spettacolo.

Ma non è un grande spettacolo neppure la situazione illustrata dall’ente camerale. Con una brusca frenata dell’imprenditoria femminile e di quella giovanile, cioè quelle che nell’immaginario assurdo dei vertici della Camera di commercio avrebbero dovuto trainare la ripresa.

Anche un altro dato dovrebbe far riflettere. Perché è vero che cresce, dello 0,6%, il numero delle imprese che operano nel settore turistico, ma solo il 13% di quelle create 5 anni or sono è riuscito a sopravvivere. In altri termini si sono create false speranze in chi aveva creduto alle magnifiche sorti e progressive del turismo torinese.

Negli altri comparti la sopravvivenza è superiore, con il picco massimo in agricoltura, ma nel complesso tra le imprese individuali solo una su due esiste ancora dopo 5 anni di attività. Vanno meglio le società di persone e quelle di capitali.

È evidente che gli inviti a mettersi in proprio sono una totale idiozia quando non si valutano le capacità e le competenze degli aspiranti imprenditori. Ma pare che questo sia un aspetto che non interessa alla Camera di commercio, troppo impegnata ad officiare riti di fedeltà ad un Sistema Torino fallimentare.


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