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31 gennaio 2020, a Roma sono convocati gli Stati Generali della Montagna, la data è simbolica per la montagna, coincidenza voluta?

Non credo, chi si ricorda che il 31 gennaio del ’94 passava l’attuale legge per la Montagna, la n°97 del ’94? Guarda tu il caso!

Nuove disposizioni per le zone montane” è il suo titolo di quella che per noi è la “Legge Carlotto” che per buona parte rimane inapplicata e pure misconosciuta sia nei contenuti, che soprattutto nel metodo con cui è stata “confezionata” e approvata.

Presentata al Senato il 23 aprile ’92 da 122 senatori di tutto l’arco costituzionale, la prima firma era quella del sen. Carlotto, l’on. Giovanna Tealdi la presentava alla Camera.

Non era nata a Palazzo, ma nelle Valli, discussa e condivisa in innumerevoli incontri con popolazione, istituzioni, associazioni e con la Coldiretti in testa.
Prima di arrivare al Parlamento aveva avuto l’approvazione del Monte che in essa vedeva riassunti attese e problemi.
Il Governo la fece sua in un disegno di legge unificato poi alla proposta in discussione alle Camere.

Insomma un percorso che ora ci pare alieno quassù, dove sono in corso operazioni di smantellamento delle istituzioni nelle valli.
Fu l’ultima legge approvata in quella legislatura e dopo quelle elezioni molte cose cambiarono.
Un percorso che il Sen. Natale Carlotto seppe condurre magistralmente, coinvolgendo territorio, istituzioni, corpi intermedi, Camere e Governo in un modo che ora pare lunare.

Evviva, si disse, ma poi su quella legge calò quasi subito il silenzio perché ci si accorse che non era politicamente corretta perché aveva la sua centralità sull’uomo che vive il Monte.

L’attenzione andava concentrandosi sempre più sull’ambiente e sulle ultime risorse rimaste nelle valli, allora le “insopprimibili esigenze di vita civile delle popolazioni residenti” citate nel suo primo articolo erano di troppo, era altro che interessava.

Messa nel cassetto dalla politica e dagli interessi esterni al territorio, la “Carlotto” rimane legge in vigore e decine di comuni su tutto l’arco alpino hanno chiesto l’applicazione dell’art. 16 che prevede che per i Comuni montani “la determinazione del reddito d’impresa …. puo’ avvenire… sulla base di un concordato con gli uffici dell’amministrazione finanziaria”, nessuna risposta è stata data.
Si continua a favoleggiare sulla fiscalità, ma una legge c’è, applicatela e basta perbacco!

Agli Stati Generali un sommesso suggerimento mi sento di darlo, messi da parte retorica dilagante, ipertrofia dell’ego, fantasie di parte e sceneggiature a favor di media: si riparta dalla “Legge Carlotto” sia nel metodo che nel merito.

L’alternativa è un Capitalismo predatorio che si appoggia a politiche coloniali per drenare quanto quassù rimane, se così fosse la presenza dei montanari sarebbe di troppo.

Questo detto in italiano, spero si capisca bene, altrimenti bisognerà dirlo in “francese”, visto che siamo zona di confine.


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