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Uno degli ostacoli per la crescita dell’industria italiana è rappresentato dalla scarsa propensione agli investimenti

Immancabilmente le indagini congiunturali realizzate dalle associazioni datoriali registrano livelli eccessivamente bassi di investimenti o anche solo di propensione ad effettuarli.

Non tutti, per fortuna

Lo scorso anno la Skf italiana ha speso 30,5 milioni di euro per rafforzare l’azienda, puntando sull’Industria 4.0 ma anche sul potenziamento e ammodernamento degli impianti. L’anno precedente gli investimenti erano ammontati a 16,7 milioni di euro. Dunque una crescita consistente che, non a caso, è stata accompagnata da un incremento sia dei ricavi sia dell’utile e del margine operativo.

In altri termini l’azienda è sana perché ha continuato ad investire anche quando la crisi mondiale aveva penalizzato l’intera economia globale. Forse aveva giovato alla Skf italiana l’appartenenza al gruppo Skf svedese che ha una mentalità molto differente. A Stoccolma non hanno paura di investire nelle strutture e negli stabilimenti che funzionano e la Skf italiana ha sempre rappresentato un esempio di qualità per l’intero gruppo mondiale.
Basti pensare alla capacità di trasformare le produzioni per conquistare nuovi mercati e nuovi settori.

L’immagine classica dell’azienda italiana è quella di un produttore di cuscinetti a sfera per il settore automobilistico. La realtà, invece, è profondamente mutata nel corso degli anni. Il mercato nazionale assorbe solo il 34,4% delle vendite della Skf italiana mentre il resto viene esportato in Europa e nel mondo. E gli investimenti spaziano dall’avio all’industria alimentare. In pratica ogni settore industriale, ogni macchinario che ha movimenti, rappresenta un obiettivo per il gruppo italiano.

Skf, ovviamente, non si ferma a godersi i risultati positivi

e l’amministratore delegato della società torinese annuncia nuovi investimenti che, tra l’altro, favoriranno nuove assunzioni di giovani mentre è ormai alle spalle la ristrutturazione che aveva portato a 180 esuberi su base volontaria. I dipendenti, tuttavia, non sono diminuiti lo scorso anno proprio perché sono proseguiti gli inserimenti di nuove figure professionali.

Il cambiamento è in atto e anche l’industria 4.0 porterà a nuove competenze e all’assunzione di nuovi lavoratori.


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