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Senza vergogna. Vincenzo Boccia, il peggior presidente della storia di Confindustria (persino peggio di Montezemolo e Marcegaglia), di fronte alla crescita zero del Pil italiano nel terzo trimestre, scarica la responsabilità sul Def del governo giallo verde.

Che non è entrato in vigore e non è neppure stato approvato, ma l’importante è portarsi avanti col lavoro e trovare un colpevole per scaricare le responsabilità che sono invece dei suoi colleghi prenditori.

Non degli imprenditori, che in Italia esistono ancora nonostante tutto, ma dei prenditori. Quelli che non investono in ricerca e spiegano che è colpa dei treni, che non assumono perché è colpa di Putin, che pagano salari da fame perché è colpa degli xenofobi. Prenditori che esportano sempre e soltanto nei soliti a Paesi, perché è troppo faticoso studiare la realtà di altri mercati ed è più facile dar la colpa ai cinesi.

Dunque la crescita zero del precedente trimestre è colpa di una manovra che entrerà in vigore il prossimo anno.

I problemi, comunque, sono reali e non sono pochi.

Secondo la stima diffusa dall’Istat, nel terzo trimestre 2018 il Pil fa registrare una crescita zero rispetto al secondo trimestre 2018, mentre il tasso di crescita tendenziale, cioè rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, scende dall’1,2% del secondo trimestre allo 0,8%.

L’attuale fase di crescita, iniziata a cavallo tra il 2014 e il 2015, aveva già mostrato segnali di decelerazione e nel trimestre luglio-settembre 2018 si è arrestata. Evidentemente i prenditori avevano già rallentato perché sapevano già che sarebbe nato il governo giallo verde. Avessero scommesso, ora sarebbero tutti molto più ricchi.

Incide pesantemente sul risultato diffuso ieri – spiegano al Centro studi Promotor – la frenata della produzione industriale che è un aggregato di grande importanza per un Paese, come l’Italia, che dispone del secondo apparato manifatturiero d’Europa. La produzione industriale italiana, che nella crisi iniziata a cavallo tra il 2007 e il 2008 aveva fatto registrare un calo massimo del 26,2%, era in lentissima risalita dal 2015. Con la stagnazione del 2018 rispetto ai livelli ante-crisi vi è ancora un gap del 18,5%, mentre per il Pil il calo da recuperare è ancora del 4,9%.

D’altra parte, sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi, la battuta d’arresto del terzo trimestre era attesa e scontata considerato che anche l’indicatore anticipatore del ciclo economico elaborato dall’Istat è sistematicamente in calo dalla fine del 2017. Quando il presidente del Consiglio non era Conte ma un amico di Boccia, tal Gentiloni.


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