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La Sardegna ha voltato pagina un anno fa. Ma è difficile scorgere il grande cambiamento annunciato. Certo, sulle spiagge sono comparsi i cartelli per il divieto di fumo e di utilizzo delle bottiglie in plastica.

Si sono fatti più rigorosi i controlli per evitare il furto di sabbia e conchiglia. Ma i venditori abusivi, quelli, non sono scomparsi. E neppure i massaggiatori senza licenza.

Alberi ed arbusti intorno alle spiagge vengono utilizzati per esporre la merce, intere famiglie di venditori abusivi sfruttano i bambini per impietosire i turisti dopo aver parcheggiato auto prive di specchietti retrovisori in divieto di sosta ingombrando la strada. Controlli? La prossima volta.

Ma la politica turistica e l’offerta enogastronomica non evidenziano grandi miglioramenti. Sì, è vero, i prezzi sono aumentati. Comprensibile quando si tratta di prodotti in arrivo dal Continente. Comprensibile pure per alcuni prodotti che richiedono particolari lavorazioni su un’Isola che ha costi di energia più alti. Meno comprensibile che il pesce fresco debba costare il 30% in più dello stesso pesce venduto nelle grandi città.

Forse non è il miglior biglietto da visita considerando che l’assessore Gianni Chessa, su Discover Sardinia, dichiara che il turismo è un settore strategico per l’Isola. E aggiunge, giustamente, che si deve ampliare il periodo turistico, non limitandosi ai 4 mesi canonici. Peccato che ci siano supermercati che il 29 settembre chiudano per riaprire a Pasqua. E che da metà settembre evitano di rifornirsi per non ritrovarsi con merce invenduta. Sarà comprensibile sotto l’aspetto gestionale, ma anche questo non è il massimo sotto il profilo dell’accoglienza turistica. Soprattutto non pare geniale la scelta di non proporre più la carne ovina del territorio, riservata dunque al periodo di altissima stagione, dopo tutte le polemiche sulle difficoltà dei pastori.

Anche le località più note presentano pecche. La Marina di Porto Cervo ha sì i moli strapieni, ma le case hanno problemi di intonaco, i cartelli “affittasi” proliferano su negozi vuoti mentre i portici sotto la piazzetta di Porto Cervo accolgono piante finte che stonerebbero pure in un centro commerciale di periferia.

Continua inoltre a mancare una adeguata promozione della Sardegna nelle altre regioni italiane e questo penalizza tutto il turismo interno, culturale, archeologico. Senza promozione l’Isola resta una meta marina quando, in realtà, ha una storia che rappresenta un unicum a livello mondiale. Non solo l’archeologia nuragica andrebbe valorizzata, ma anche la storia romana, quella medievale, i rapporti con Genova, la Corsica e la Catalogna, le città di fondazione.

Ma per questo servirebbero anche collegamenti decenti con il.Continente ed all’interno dell’Isola. Il trasporto pubblico non è neppure lontanamente all’altezza delle meraviglie che offre la Sardegna.


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