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Mentre il Tg5 berlusconiano esaltava i risultati ottenuti dal governo Gentiloni sul fronte dell’occupazione grazie alle riforme volute da Matteo Renzi, e sorvolando sul fatto che si tratti di lavoro precario mentre calano gli occupati a tempo indeterminato, l’Istat pubblicava dati per nulla incoraggianti sull’economia italiana.

Secondo la prima stima diffusa oggi dall’Istat, infatti, la crescita del prodotto interno lordo italiano del primo trimestre 2018 conferma il rallentamento già emerso nell’ultimo trimestre del 2017 rispetto agli altri trimestri dello scorso anno.

In particolare, secondo il Centro Studi Promotor, nel primo trimestre 2018 il Pil ha avuto un incremento congiunturale (cioè rispetto al trimestre precedente) dello 0,3% come nel quarto trimestre 2017 contro incrementi dello 0,4% nel secondo e terzo trimestre del 2017 e dello 0,5% nel primo trimestre 2017.

Ancora più evidente la frenata del tasso di crescita tendenziale (cioè rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente). Si è passati dal +1,8% del terzo trimestre 2017 al +1,6% del quarto trimestre 2017 ed ora al +1,4% del primo trimestre 2018. Il dato diffuso dall’Istat è coerente con gli ultimi dati sulla produzione industriale (in calo sia in gennaio che in febbraio), con l’andamento altalenante della fiducia degli operatori economici e dei consumatori e con le incertezze del quadro politico.

L’economia è in rallentamento anche nel resto d’Europa, ma i dati diffusi dall’Istat – ha dichiarato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – sono comunque preoccupanti perché il nostro Paese, a differenza di tutte le altre economie avanzate, non ha ancora raggiunto i livelli ante-crisi 2007-2008. Il dato diffuso oggi relativo al primo trimestre 2018 è infatti ancora inferiore dello 0,9% rispetto al livello registrato nel secondo trimestre 2011 al termine della ripresa innescatasi subito dopo il crollo tra il 2008 e il 2009, ma, soprattutto, il dato del primo trimestre 2018 è inferiore a quello ante-crisi del 5,4%.

Restiamo, dunque, in fondo alle classifiche europee relative alla ripresa e non bastano gli autoincensamenti dei ministri a modificare una situazione che è chiarissima per gli italiani ma, evidentemente, non per il governo e per il “partito Mediaset” che lo appoggia.


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