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Il ritorno alla normalità. È bastato il primo fine settimana estivo per veder tornare l’Italia di sempre. Sicuramente non migliore, smentendo tutte le idiozie partorite nel periodo di arresti domiciliari. Non è andato tutto bene ed andrà certamente peggio, non è nata una nuova Italia più coesa e solidale. Ed i tempi della carcerazione sono stati sprecati sotto ogni aspetto.

In spiaggia sono tornati gli assembramenti di sempre, le mascherine le hanno indossate i virologi (forse), i bambini hanno giocato insieme. In montagna i giocatori di bocce hanno discusso a pochi centimetri gli uni dagli altri, i bar erano affollati per gli aperitivi, chi si rivedeva dopo mesi non ha rinunciato a baci e abbracci. Sugli impianti da sci riaperti a Cervinia le mascherine erano una rarità, le distanze una pura illusione.

Però l’ipocrisia ha imposto che, entrando nei negozi, la mascherina venisse indossata. Per poi levarla per chiacchierare amabilmente con il commerciante.

Ovviamente le autostrade si sono intasate, da Nord a Sud lavori in corso e corsie ridotte. La politica di rilancio del turismo non può prescindere da code e disagi per gli interminabili rattoppi in autostrada. Ma, una volta raggiunta l’agognata meta, i turisti hanno potuto riprendere le polemiche sugli aumenti dei prezzi. E gli operatori locali hanno riproposto le medesime giustificazioni del passato: “Lavoriamo solo 6 mesi all’anno, è ovvio che abbiamo prezzi più alti, perché dobbiamo campare 12 mesi”. Una spiegazione che non convince chi, per campare 12 mesi, deve lavorare tutto l’anno. Anche perché chi, in montagna, affitta le bici d’estate può affittare gli sci d’inverno.

Rincarati ombrelloni e lettini da mare, rincarate le bottiglie di vino, rincarati i prodotti non deperibili nei supermercati. D’altronde quest’anno i turisti italiani non andranno all’estero per il terrore del virus e potranno essere spennati, in Italia, da quegli stessi operatori che chiedono regalie pubbliche poiché lamentano cali di presenze e di incassi. Già, gli incassi calati anche perché il virus ha creato problemi di memoria e gli scontrini vengono spesso dimenticati.

Pazienza. Quest’anno nessuno potrà confrontare i costi di una vacanza a Cervia con quelli di un soggiorno in Croazia, di una settimana sulla Riviera ligure con una sulla confinante costa francese, di 15 giorni nelle isole italiane con due settimane nelle isole greche.


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