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Il lavoro precario a tempo determinato aumenta anche nel settore pubblico.

È quanto emerge dall’Annuario statistico della Ragioneria generale dello Stato, che recentemente ha fornito i dati in suo possesso aggiornati al 2016.

Il numero dei dipendenti pubblici si ferma a 3 milioni 356 mila unità, segnando un ulteriore calo rispetto agli anni precedenti dello 0,2%, determinato da una riduzione dei posti ‘fissi’ controbilanciata, in termini solo numerici, da una crescita di quelli precari.

Rispetto all’anno prima si contano 29 mila 687 occupati a tempo indeterminato in meno (-1%), mentre le unità di lavoro flessibili salgono di 22 mila 718 (+7,8%). Il totale vede una discesa di 6 mila 969 unità tra il 2015 e il 2016, in conseguenza soprattutto dei pensionamenti e delle difficoltà ad assumere nuovo personale. Effetto anche della riforma Madia che, con il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, ha modificato le procedure di reclutamento per il personale statale, introducendo nuove regole, molto più restrittive rispetto alle precedenti.

Tuttavia i costi complessivi per remunerare questo esercito di dipendenti resta poco mosso: anzi, è praticamente invariato, in quanto ammonta a 159 miliardi e 651 milioni di Euro, mentre l’anno precedente era di 159 miliardi e 525 milioni.

Una cifra comunque molto consistente che comprende non solo i lavoratori addetti alle attività burocratiche negli organismi pubblici, dai Comuni ai Ministeri, ma anche coloro che operano nella sanità, nella scuola, nella sicurezza, nei porti, nelle stazioni ferroviarie, e in una marea di altri settori, dai guardiani dei fari ai butteri maremmani.

Però questi conteggi ancora non risentono degli effetti del rinnovo contrattuale. Infatti, pur decorrendo dal 2016, l’accordo è stato firmato solo alla fine del 2017 e i primi aumenti sono stati caricati nelle buste paga a inizio 2018.

Ciò comporterà un aumento di una certa importanza soprattutto sui dati relativi all’anno in corso, per via dell’inserimento nelle buste paga degli arretrati relativi ai due anni precedenti. Per lo stesso motivo l’ammontare della spesa nell’anno successivo, sarà destinata a scendere.


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