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La recessione? Non ci preoccupa. Il primo mese del 2019 è andato meglio del gennaio 2018.

Quota 100? Un’opportunità per far entrare in azienda giovani adatti per i cambiamenti dell’Industria 4.0.

Pare incredibile ascoltare discorsi così onesti nella sede torinese di quella Confindustria che, con il piagnucolante presidente Boccia, non perde occasione per lamentarsi di un governo che non finanzia le imprese private.

Invece Ezio Miglietta, amministratore delegato di Skf Italia, ha presentato i dati di un 2018 in crescita anche grazie ad investimenti per 24 milioni di euro. Il fatturato è cresciuto a 1,168 miliardi di euro e gli addetti sono saliti a 3.579 unità, suddivisi in 12 stabilimenti ed uffici.

Facile sostenere che la correttezza nelle dichiarazioni sia dovuta all’appartenenza ad una multinazionale svedese, ma i manager delle aziende italiane sono tutti italiani. Dunque si può raccontare la verità anche a sud delle Alpi, dunque si può fare impresa anche in Italia ottenendo un utile operativo di 116,6 milioni (+7%) e dopo aver garantito incentivi salariali di 3.000/3.500 euro pro capite nell’arco di tre anni.

Miglietta racconta gli sforzi, vincenti, per essere sempre più competitivi a livello mondiale, anche in quei settori in difficoltà come l’automotive. In difficoltà in tutta Europa, in Asia, in America Latina. Non solo in Italia come cercano di millantare alcuni predatori che si spacciano per industriali.

E allora Skf investe in innovazione, in formazione, nella ricerca di nuovi mercati. Una strategia che dovrebbe essere la regola per tutti e che invece, in questa Italia dei Boccia piagnucolanti, diventa un modello per pochi.

Un modello vincente, e questo dovrebbe spingere tutti ad imitarlo. Pace sociale all’interno (come quella che ha caratterizzato la crescita trionfale della Ferrero di Alba), investimenti continui, ricerca e sviluppo come faro per ogni iniziativa. Senza dimenticare che l’elevata qualità delle produzioni e dei manager italiani ha fatto sì che la multinazionale svedese avesse sempre un’attenzione particolare per le attività nella Penisola. Perché il successo si conquista con il lavoro e non con i piagnistei.


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