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L’emergenza sanitaria in atto sta mettendo a dura prova la tenuta dell’intera economia globale. Finora i Paesi più colpiti sono sicuramente la Cina, cuore industriale del mondo, ma soprattutto l’Italia in Europa, potenza manifatturiera dell’Eurozona.

Il fermo delle attività economiche, imposto nel nostro Paese dalle misure straordinarie di contenimento dell’epidemia, rischia di frenare ulteriormente la già fragile economia delle nostre piccole medie imprese. A maggior ragione perché le filiere di forniture delle Pmi sono inserite in un contesto internazionale.

Certamente appare come un flagello la crisi da coronavirus, poiché in un contesto economico debole, ha costretto le imprese italiane e le associazioni del Terzo Settore a confrontarsi con la propria situazione finanziaria e stimare così la propria resistenza alle avversità. In poche parole il capitale dell’Italia intera dovrà essere finanziato il più rapidamente possibile, prima che i problemi di liquidità si trasformino in problemi di solvibilità.

La pandemia da Coronavirus non ha solo abbattuto il nostro sistema economico ma ha fatto anche emergere l’importanza del Terzo Settore, ossia degli enti attivi nell’ambito del no profit, associazioni di volontariato e servizio civile, imprese sociali, Onlus.

Sono a rischio chiusura migliaia di associazioni e centri dedicati alle persone più fragili. Anche gli spazi ricreativi che si occupano di bambini e anziani, se non avranno un sostegno economico adeguato, chiuderanno.

In questi giorni sono proprio le associazioni di volontariato ad aver consegnato la spesa alimentare alle famiglie o i farmaci presso le abitazioni di anziani. Tanti sono gli operatori che hanno fatto da ponte tra gli enti e le famiglie, per garantire un pasto quotidiano alle persone che si sono trovate in povertà totale. Sono tantissime le realtà che si sono attivate per non lasciare indietro gli ultimi.

È necessario supportare economicamente il settore, perché si rischia di far crollare la rete di servizi alle persone. Il Terzo Settore impiega quasi un milione di lavoratori, un comparto dell’economia che, come tutti in questi giorni, ha visto l’arresto di molte sue attività. Da qui la necessità di riprogettare i servizi e le modalità organizzative.

Il rischio è quello di non riuscire più a fare ripartire migliaia di associazioni e centri che si prendono cura delle persone più fragili. Bisognerà mettere a fuoco i bisogni delle organizzazioni nel breve e medio termine, perché devono essere assicurati i costi che tengono in piedi gli enti per quanto concerne le bollette, gli affitti delle sedi, gli automezzi di soccorso.

Per questo il Terzo Settore chiede alle istituzioni di aiutarlo attraverso la campagna #NonFermateci lanciata dal Forum con l’adesione di 87 associazioni che rappresentano in realtà le oltre 350 mila associazioni di volontariato, che contano al loro interno circa 6 milioni di volontari e 850 mila lavoratori.

Claudia Fiaschi, portavoce nazionale del Forum Terzo Settore, è soddisfatta del successo di questa campagna e dalle numerose adesioni da parte di diversi schieramenti politici. Questa adesione trasversale dimostra che il Terzo Settore e il mondo del volontariato in generale rappresentano un contributo fondamentale per il nostro Paese, riconosciuto da ogni schieramento politico. Non dimentichiamo che il Terzo Settore è anche un tessuto economico che impegna quasi un milione di lavoratori. Per questo la campagna #NonFermateci chiede a Governo e Parlamento aiuti concreti per la ricostruzione o sarà la fine dei servizi offerti agli ultimi e ai più fragili.

È auspicabile anche la riapertura dei servizi diurni e di assistenza. Questa situazione di emergenza ha aumentato proprio l’isolamento sociale soprattutto di chi è disabile o ha un familiare disabile. In questa Fase 2 le Istituzioni dovranno ragionare su un prossimo step che preveda un’eventuale assistenza domiciliare e la riapertura progressiva dei centri diurni.

Il Terzo Settore sta svolgendo un ruolo prezioso, non solo per le iniziative messe in campo a supporto dell’emergenza ma anche nel trasporto degli infermi, nelle case di riposo e nelle strutture ospedaliere. Se nella fase di emergenza dimenticassimo di preservare questo capitale, annulleremmo una risorsa utile futura nella fase di rilancio. Probabilmente è questa l’Italia che dobbiamo preservare oggi per consentire una buona ripresa domani.


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