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Finisce la campagna elettorale e, improvvisamente, i dati relativi alla produzione industriale italiana cambiano radicalmente di segno

Pura coincidenza, ovviamente. Vietato pensare ad una sorta di sudditanza psicologica trasferita dal calcio all’economia, dagli arbitri ai divulgatori di statistiche.

In ogni caso i dati della produzione industriale di gennaio evidenziano una brusca frenata

Secondo i dati diffusi dall’Istat, infatti, l’indice destagionalizzato diminuisce rispetto a dicembre dell’1,9%. Nel confronto con il gennaio 2017 si registra invece una crescita del 4%.

Secondo il Centro Studi Promotor il dato di gennaio giunge inatteso in quanto non è coerente con l’andamento degli ordinativi, che, sempre secondo l’Istat, nell’ultimo trimestre del 2017 avevano fatto registrare crescite tendenziali (cioè sullo stesso mese dell’anno precedente) del 12,5% in ottobre, dell’8,9% in novembre e del 6,9% in dicembre. Una sequenza che indicava comunque un netto rallentamento.

D’altra parte – proseguono al Csp – il dato di gennaio non è coerente neppure con le previsioni di Confindustria pubblicate il 28 febbraio che ipotizzavano in gennaio un calo per la produzione industriale, ma soltanto dello 0,9%. Tanto per chiarire quanto fossero credibili le dichiarazioni governative su ripresa e sviluppo.

La caduta di gennaio interessa praticamente l’intero apparato produttivo italiano

in quanto, tra i quindici settori considerati, sono in crescita soltanto quelli del tessile (+3,3%), della metallurgia (+1%) e dei farmaceutici (+0,4%). In carenza di indicazioni dell’Istat e dei settori interessati è difficile interpretare – avverte Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor – il significato della caduta della produzione industriale in gennaio nell’attuale quadro congiunturale.

D’altra parte, secondo il Csp, potrebbe trattarsi soltanto di un “incidente di percorso” in un processo di ripresa che dovrebbe continuare e che sarebbe assolutamente necessario che continuasse dato che a fine dicembre il calo della produzione industriale sui livelli ante-crisi era ancora del 18,2%.

Ma affinché la ripresa possa diventare reale, occorre che anche il mercato interno cresca adeguatamente e non può crescere in un contesto di precarietà e di bassi salari.


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