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Il multiculturalismo è un efficace rivelatore delle profonde mutazioni in corso nelle società contemporanee.

Lo sviluppo del sistema occidentale, la centralità dei fattori socioculturali e l’importanza della circolazione nello spazio sociale precipitano la crisi dello spazio pubblico tradizionale e aprono la transizione verso uno spazio multiculturale.

La principale posta in gioco nel multiculturalismo è la capacità dei sistemi sociali di accettare uno spazio sociale più aperto e diverso. Differenza e identità, uguaglianza e giustizia, relativismo e universalismo, cittadinanza: sono le categorie stesse della modernità che si trovano rimesse in questione.

Immerso in tale fenomeno è anche il mondo accademico e quello lavorativo.

Le differenze culturali sembrano essere, nei nostri tempi, un elemento che mina la sopravvivenza della nostra quotidianità. In realtà, sono numerose le multinazionali che iniziano a guardare con interesse figure professionali capaci di leggere una società in cambiamento, multiculturale e complessa e di elaborare strategie di risoluzione dei conflitti, favorendo una interazione e una reciproca contaminazione tra culture diverse.

Tra le Università che propongono strumenti di analisi del fenomeno e prassi per istituzioni e imprese ritroviamo l’Università Federico II di Napoli.

Il Centro Italiano Femminile con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” promuove, scadenza il 21 gennaio 2019, il Corso di Alta Formazione in “Multiculturalità e Politiche di Interazione interculturale”, il cui bando è reperibile sul sito di Scienze Politiche dell’Ateneo napoletano. La finalità è di creare figure professionali capaci di leggere i fenomeni contemporanei sociali, economici e antropologici legati al multiculturalismo.

Il multiculturalismo mette in dubbio la capacità delle categorie “novecentesche” di comprendere le mutazioni attuali e di rispondere a domande sociali che hanno cambiato natura e modalità d’espressione.

Le rivendicazioni multiculturali allora, ben più che una sfida sociale e politica, ci lanciano una vera e propria sfida di civiltà, legata anche all’emergere di nuove prospettive occupazionali e lavorative.

Solo un’efficace preparazione teorica e pratica potrebbe innescare fenomeni aggregativi di notevole spessore.

Il multiculturalismo può divenire uno strumento di occupazione e di integrazione tra differenti visioni del lavoro, poiché gli “agenti” che leggono le prospettive sociali non possono non analizzare i fenomeni anche con lenti multiculturali, data la complessità del reale nel quale ci troviamo a vivere.

I lavoratori esposti a diversi punti di vista e differenti approcci culturali in ufficio saranno più propensi a praticare la tolleranza, di conseguenza a cooperare con gli altri e raggiungere un compromesso quando si troveranno di fronte a delle differenze oppure a meccanismi di collaborazione mai sperimentati.

Ciò rafforzerà i rapporti e renderà anche più forte il business aziendale. Dove tale figura aziendale è assente, l’agente multiculturale può intervenire affinché si generi un sistema che stimoli non solo l’apprendimento ma anche la creatività, sviluppando il clima aziendale in dinamicità e elasticità mentale.


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