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Come fosse una strenna natalizia, nell’immediato periodo precedente le festività è arrivata la roboante notizia: Milano è arrivata al primo posto della graduatoria come provincia italiana più vivibile.

Complimenti. Senonchè, sia permesso, tutto ciò inevitabilmente è causa di attente riflessioni.

Quantomeno per la città capoluogo, considerata capitale morale e un tempo addirittura “da bere”. Ovvero la scintillante Milano.

E’ proprio quello il punto. Se sotto certi punti di vista la superiorità della metropoli meneghina è innegabile, lo è proprio assai meno per altri.

Estraendone uno a caso, dal bussolotto potrebbe uscire il cartellino riguardante “Giustizia e sicurezza”. La metropoli non è solo quella degli scintillanti quartieri vip e “radical chic” del centro con relativi, inarrivabili negozi. Oppure dei quartieri – già in odore di dismissione, vedasi per esempio la demolizione della vecchia “Fiera” ormai considerata vetusta – e la riconversione dei medesimi in versione ultramoderna e iperlussuosa, con prezzi degli immobili praticamente inaccessibili. E il relativo arricchimento della cosiddetta Skyline, dove se non altro per originalità vera o presunta spicca senz’altro il cosiddetto “Bosco verticale”.

Persino per ciò che riguarda l’inquinamento atmosferico dev’essere sempre al centro del’attenzione. Benchè altre realtà siano anche più inquinate di quella in questione. Non ultima, lo si dice con profondo rincrescimento, la vecchia e troppo spesso bistrattata Torino. Anche se nel centro di Milano esistono a tutt’oggi condomìni extralusso, magari un po’ datati, con riscaldamento a carbone (!?!).

Ma si renderà conto l’ignaro turista di quanto sia vivibile un contesto dove, all’uscita dalla Stazione Centrale, ci si trova di fronte ad un panorama perlomeno critico in quanto a frequentazione e pulizia (in una parola, una schifezza)? Oppure l’abitante di uno dei tanti quartieri periferici dove le case pubbliche cadono a pezzi, altre sono sfitte in mancanza di fondi per riattarle, altre sono occupate abusivamente grazie a “spaccate” dei sigilli con l’aiuto di centri sociali o – peggio – di organizzazioni paracriminali?

Insomma il cittadino qualunque che si rende sempre più conto, giorno per giorno, di come l’infiltrazione praticamente capillare della criminalità organizzata sia inarrestabile? La droga scorra a fiumi? Già. Perché quei quartieri con i nomi talvolta strani sono appunto parte della metropoli stessa, non comuni autonomi.

Come senz’altro faranno finta d’ignorare i benpensanti “politically correct” fans del gongolante sindaco Sala, già top manager oggi ultraprogressista per pelosa convenienza.

Tanto per snocciolare l’ultima, anche per motivi di spazio, Milano è seconda in Italia per numero di rapine solamente a Napoli (fonte: Il Sole-24 Ore).

Per cui, ecco che la domanda sorge spontanea:

Scusi, lei in quale Milano vive?


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