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Comprendere il variegato mondo dietro la contemporaneità del fenomeno del lobbying unicamente attraverso una chiave di lettura negativa non consente di inquadrare correttamente la questione del ruolo che i gruppi di pressione svolgono, e sono chiamati a svolgere, nei moderni sistemi democratici, per l’efficienza ed efficacia degli stessi processi decisionali pubblici e non permette, d’altronde, di collocarli correttamente quali manifestazione, fisiologica seppure non priva di rischi, dello stesso pluralismo sociale, insomma, come rappresentazione stessa del concetto di partecipazione democratica.

Nel gergo comune intendiamo per azione di lobby il gruppo portatore dell’interesse o della causa da tutelare, per lobbista il personale interno o esterno all’organizzazione attraverso cui si attua la rappresentanza, per lobbismo l’insieme delle tecniche o attività che “consente la rappresentanza politica degli interessi”.

La crescente capacità dei gruppi di interesse di influenzare le scelte dei governi, e della politica in generale, ha determinato una maggiore attenzione del mondo della ricerca, delle professioni e della comunità allo studio del fenomeno del lobbying, potenzialmente associato a fenomeni corruttivi o comunque degenerativi”, riprendono alcuni recenti studi sul fenomeno (“Lobbying, aziende e amministrazioni pubbliche”, edito da Edizioni Scientifiche Italiane).

Negli Stati Uniti, le lobby rappresentano uno strumento attraverso cui verificare l’effettivo conseguimento dell’obiettivo prefissato dal mandante in capo al lobbista; in Europa, invece, il termine lobbying fa spesso rima con la parola corruzione. Nei paesi dell’Ue, in sostanza, tale termine è utilizzato nel significato comune. L’assenza di una regolamentazione definita e improntata ad azioni trasparenti comporta molteplici e rilevanti conseguenze. Infatti, l’analisi dell’azione e del lavoro delle lobby sulle aziende e le amministrazioni pubbliche, valutando gli strumenti per la trasparenza e per l’anti-corruzione nelle lobby, risulta evidente e concreta.

In una prospettiva futura di sviluppo della ricerca, importante risulta indagare un numero maggiore di casi e indicare alcuni aspetti principali, come per esempio la dimensione culturale, il contesto geografico di riferimento, l’azione sui media e social, che possono costituire variabili importanti della forte relazione tra i gruppi di pressione e le economie nazionali con riferimento a specifici settori di attività.

L’attualità del fenomeno del lobbismo pone al centro dell’analisi l’azione dei media e dei social media. «La comunicazione è l’unico elemento in grado di influenzare o cambiare una prospettiva, una percezione; pertanto il processo del lobbying è un processo comunicativo», scriveva L.W.Milbrath.

Nell’ambito dei public affairs, la diffusione del messaggio deve seguire nuove regole, e i professionisti del lobbying sono chiamati a conoscere e governare le diverse tecniche di storytelling attraverso i social media.

La comunicazione ha assunto un ruolo sempre più centrale e di rilievo strategico nelle relazioni pubbliche ed internazionali. È attraverso le relazioni con i media e le attività di lobbying istituzionale che oggi si raggiungono obiettivi di successo nelle istituzioni, nell’attività politica, nelle imprese, in Europa e negli organismi internazionali.

I lobbisti, quando fanno bene il loro mestiere, non hanno nulla a che vedere con la corruzione e l’affarismo, anzi, sono dei maestri di comunicazione, personalità che riescono a far comprendere l’importanza di una certa visione o di una campagna di pressione politica o economica.

Concretamente, il lobbying, con l’avallo della comunicazione 4.0, consente di intrattenere rapporti quotidiani e somministra conoscenza, con i decision maker, rispondendo alle controdeduzioni dei politici e cercando di rendere comprensibile ogni contenuto in poco tempo.

Riassumendo, una volta compreso il perché dell’etichetta negativa dell’attività di lobbying, bisogna prendere atto che nell’attuale società in rete, caratterizzata dal “capitalismo informazionale”, l’attività di lobby rappresenta una modalità sempre più diffusa di influenza politica, che in ambito europeo trae vantaggio dallo sviluppo di un assetto istituzionale di multilevel governance.

La crisi delle forme tradizionali di rappresentanza degli interessi organizzati, dei partiti classici e il tramonto prossimo delle strutture sindacali hanno fatto sì che il fenomeno del lobbying abbia assunto un ruolo sempre crescente, che esige tuttavia la determinazione di un quadro di regole giuridiche a livello transnazionale.

La necessità di assicurare la trasparenza del processo decisionale s’impone dunque con sempre maggior forza, avendo dato luogo, in vari ordinamenti stranieri e anche a livello di Unione Europea, ad apposite discipline giuridiche e a nuove figure professionali ed è innegabile l’approccio evolutivo consegnato dagli esperti di comunicazioni e dai social media manager.

Domenico Letizia è Social Media Manager e Presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi)


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