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Il globalismo, che all’esito del Coronavirus ha avuto un ruolo prima nel distruggere e poi nel pretendere di ricostruire, o meglio di spartirsi l’economia globale, fa capo ai grandi gruppi e alle multinazionali che condizionano elezioni, governi, quotidiano, salute e progetti della gente e, non paghe di speculare sulle tante vite sotto il profilo patrimoniale, ora vogliono ridurci al silenzio e appropriarsi dei cervelli, del pensiero.

E parlano di sviluppo e innovazione, di progresso che è un regresso che porta allo smarrimento emozionale, intellettuale, culturale, ma soprattutto spirituale. Eppure almeno per l’Italia ho avuto modo di osservare come siano spesso i piccoli imprenditori, se veri imprenditori, le startup, le società e gli studi familiari quelli che innovano, che investono, che sperimentano, che creano: gli serve per stare sul mercato, per distinguersi, per progredire, per resistere, nonostante le troppe e affliggenti difficoltà, molto spesso frutto di artifici governativi.

Non certo i gruppi e le concentrazioni di impresa, le grosse aziende, le pseudo multinazionali senza legami col territorio con patente di ignorare o distruggere il territorio medesimo. E infatti da sempre l’Italia si è retta sulla piccola e media impresa. I grossi si reggono spesso, come l’ex Fiat, sui finanziamenti statali, ovvero dei cittadini che pagano le tasse e solo per questo sono approdo di posto fisso, anche se ormai abitano altri lidi e ora lasciano a casa tante famiglie italiane con figli.

Spesso amministrano e progettano con le logiche, le politiche, lo stile che vive e si nutre della clientela, spesso mantengono monopoli non sempre meritati, conservati sulle aderenze politiche nazionali e internazionali ai danni di chi piccolo e operoso per vivere gli erode una piccola fetta di mercato. Sono incapaci di innovare veramente e spesso incapaci di concorrenza allo straniero, ma con atteggiamenti di bullo o forti del braccio del nuovo “sceriffo di Nottingham”, sono capaci solo di far concorrenza sleale alla carrozzeria sotto casa.

Investire, promuovere, comprare dai piccoli: l’Italia dell’ingegno e della Tradizione.


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