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Caro Direttore,

mi perdoni se Le scrivo, ma dopo il discorso di ieri del Presidente del Consiglio, mi sento profondamente preso in giro e sento la necessità di raccontare, utilizzando un episodio capitato al sottoscritto, qual è la vera situazione in Italia.

Sono un ristoratore, ho 54 anni, ho dipendenti assunti, un affitto per i muri del ristorante e un finanziamento bancario che ho acceso 3 anni fa per “aggiornare” il mio locale… a causa di questa pandemia, lo Stato mi obbliga a chiudere, io da buon cittadino, tiro giù la serranda… ma lo Stato, da buono Stato cosa fa per me? La cassa integrazione per i dipendenti? Ad oggi non è arrivata e io non ho la liquidità per anticiparla…

Il canone di locazione del ristorante purtroppo continuo a pagarlo (la mia padrona di casa si è rifiutata di applicarmi uno sconto anche perché il canone per lei è l’unica fonte di reddito).

Il fondo di garanzia? 25 mila euro mi farebbero comodo soprattutto se erogati in 24 ore come hanno promesso dal Governo… purtroppo però non è così, la mia banca mi ha detto che la filiera è lunga… molto lunga “non è semplice come la raccontano…”. Ma quindi quando riceverò i denari richiesti? Forse 20, 30 giorni… “ovviamente però le comunico che avendo Lei un finanziamento acceso presso di noi procederemo prima a ridurre l’ammontare del precedente e quindi l’erogazione sarà solo di 10 mila…. Io però ho bisogno di questi denari, ho necessità di liquidità perché sebbene io sia chiuso, non per mia volontà, le spese continuano a correre… e io non so più come fare!

Ma v’è ancora di più, io lo capisco che le banche non siano enti no profit, ma ciò che è capitato al sottoscritto è assurdo. Non solo mi è stato detto che i soldi del Fondo di garanzia che arriveranno (se arriveranno) saranno decurtati e soprattutto verranno versati sul mio conto dopo quasi un mese, ma mi è stato proposto “per averli SUBITO” un finanziamento nuovo, senza passare dal Fondo di Garanzia con un tasso del 3,75%.

Allo stato mi trovo senza finanziamento, senza agevolazioni, con un ristorante chiuso, con i dipendenti in cassa senza stipendio e con un primo ministro che mi dice che posso andare a trovare mia suocera. NON lo accetto! Al netto dell’ultima battuta, non so come andrà a finire, ma ho paura per me, per la mia famiglia e per i miei figli. Mi può aiutare con una sua riflessione sperando che possa essere di conforto…

Grazie Donato

Caro Donato, in questo Stato Libero di Bananas il governo preferisce erogare le mance, con ritardo, a chi è stato privato del lavoro grazie ai sedicenti esperti, piuttosto di creare le condizioni affinché la gente come lei, che non ha paura di lavorare, possa tornare alle proprie attività. Bisogna creare dipendenza dalle elargizioni dei dittatorelli per evitare che la gente per bene torni ad assaporare il gusto della libertà.

Lo Stato non regala nulla a chi vuol continuare a fare impresa, solo la possibilità di indebitarsi ulteriormente con le banche. Se vuole denaro a fondo perduto deve rinunciare alla sua impresa e trasformarsi in un divanista in attesa del reddito di cittadinanza. Lei, invece, vorrebbe continuare a lavorare. Rischia di essere considerato un pericoloso sovversivo, un nemico del gregge rinchiuso in casa in attesa che gli esperti spieghino che se non mangia non rischia di ammalarsi per il cibo contaminato, se non respira non si intossica con l’aria inquinata.

Ma lo Stato, questo Stato, ha bisogno dell’emergenza per proseguire con la distruzione del Paese. Hotel e ristoranti sono già nel mirino della criminalità organizzata e degli operatori stranieri. Di quei Paesi stranieri dove non si ha paura di convivere con il virus.


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