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L’economia circolare? Al Nord è già realtà, soprattutto nelle città. Ovviamente non a livello di grandi gruppi industriali, sempre in ritardo rispetto alla realtà.

Ma nei fatti quotidiani della gente “normale”. È una realtà per effetto delle sempre più evidenti differenze sociali, tra una parte dei cittadini che può permettersi di sostituire arredamento, elettrodomestici, abbigliamento ed una parte sempre più ampia che non li può acquistare neppure di seconda mano.

In teoria gli abiti che non servono più andrebbero collocati negli appositi contenitori per essere poi lavati, aggiustati e distribuiti alle persone in difficoltà. Ed anche tavoli, sedie e mobili vari andrebbero smaltiti ricorrendo alle società che si occupano di rifiuti. Quanto agli elettrodomestici, si stanno moltiplicando i negozi che li aggiustano, puliscono e li rivendono a prezzi ridotti.

Però non tutti hanno voglia di sobbarcarsi anche l’iter per lo smaltimento dei mobili o la ricerca dei negozi per il riciclaggio degli elettrodomestici. E allo stesso modo ci sono i veri poveri che un forno microonde non se lo possono permettere neppure di seconda mano. Così prospera l’economia circolare fai da te.

Chi vuole liberarsi di un piccolo elettrodomestico ancora funzionante, di un tavolino che non piace più, di soprammobili che ingombrano la cantina, si limita a collocare tutto a fianco del più vicino cassonetto dell’immondizia. Non all’interno, come se si trattasse di un rifiuto, ma all’esterno, dove chi ha bisogno può valutare il proprio interesse per la merce. Decidendo se vuole un piccolo forno funzionante o se preferisce smontarlo per rivenderne i componenti. Se un materasso può servire, se una sedia può essere rivenduta in qualche mercatino dell’usato.

In città, al Nord, funziona. Non nei paesi del Sud dove la povertà è maggiore ed il consumismo minore. Non si buttano tavoli e sedie perché il gusto è cambiato, non si buttano gli abiti per seguire la moda. E non si acquistano oggetti destinati a rompersi nell’arco di pochi anni per poi essere sostituiti poiché è anti economico ripararli. Ma, in fondo, anche il rifiuto di questa merce dalla vita breve è un esempio virtuoso di economia circolare.


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