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Fare i portavoce degli interessi anti italiani non si sta rivelando un grande affare per i giornalisti de La Stampa, il quotidiano torinese controllato da De Benedetti ed Elkann e che i piemontesi hanno sempre definito “La Busiarda”, cioè la bugiarda.

Il passaggio sotto il controllo debenedettiano, e con la raccolta pubblicitaria affidata a Manzoni, sta portando a pesanti tagli per i giornalisti.

Sono infatti in corso le trattative tra il Cdr (il comitato di redazione) e l’azienda perché il sottogruppo Itedi (parte del gruppo Cnn Network), cioè Stampa e Secolo, in previsione nel 2019 perderà più di 9 milioni.

La quota Stampa è di circa due terzi. Una perdita consistente, conseguenza inevitabile a fronte di un forte calo delle copie vendute e di pessimi risultati pubblicitari.

D’altronde se i lettori diminuiscono, è inevitabile che diminuisca anche la pubblicità.

Che fare, dunque? Ovviamente l’azienda non pensa minimamente ad una informazione più corretta per recuperare lettori e preferisce puntare sui tagli, dall’amministrazione ai poligrafici, ai costi vari. E chiede alla redazione forti riduzioni sul costo della forza lavoro.

In particolare l’azienda chiede innanzitutto il taglio completo dell’aggiornamento professionale (3.000 euro per gli articoli uno, la metà per articoli minori e depotenziati).

Ma non basta: ha proposto anche forti tagli sugli straordinari che, in realtà, sarebbero solo tagli sul pagamento, dato che gli straordinari si farebbero lo stesso (e già adesso sono molto superiori a quanto sarebbe consentito dal contratto nazionale) e sulle domeniche.

In perfetto stile renziano bocciano la proposta andrebbe a colpire la parte più debole della redazione, poiché la struttura consolidata ha straordinari e domeniche forfettizzati e non perderebbe nulla.

Non è finita. I tagli andrebbero a toccare l’integrativo aziendale che interessa il 90% della redazione.

In totale, con l’aggiornamento, si arriverebbe dunque a poco meno di 5.000 euro all’anno. A questo va aggiunto che già l’anno scorso era stato tagliato un premio di circa 1000 euro e quest’anno i giornalisti non otterranno altre forme di premio aziendale visti i risultati negativi.

Sempre seguendo le logiche padronali, l’azienda vorrebbe tagli uguali per tutti, dal direttore superpagato ai nuovi assunti sottopagati. Nessuna progressività. D’altronde l’azienda che combatte contro la flat tax uguale per tutti è così coerente da volere tagli uguali per tutti.

La controproposta del Cdr prevede che l’azienda proceda a tagliare il borderò collaboratori nazionali (circa 3 milioni l’anno) ed elimini i contratti a molti pensionati. E anche di tagliare i rami secchi, cioè inserti e collaterali che sono in perdita come Origami, Vatican Insider e altri.

Per il momento la risposta del direttore è stata giudicata insoddisfacente, basata sulla regolarizzazione di alcuni precari (anche per evitare cause costose) e sulle fumose promesse di un improbabile boom nel prossimo anno.

Peccato che discorsi trionfalistici di Elkan e Debenedetti siano già stati ascoltati due anni fa e un anno fa sulla compattezza del primo gruppo editoriale d’Italia e uno dei primi d’Europa, che avrebbe garantito grandi opportunità a tutti i suoi dipendenti, grandi progetti etc età.

Al contrario l’impressione
è che vogliano scientemente indebolire La Stampa (anche riducendo progressivamente la pubblicità nazionale a vantaggio di Repubblica), ridurre il personale e trasformarla in un giornale locale come gli altri del gruppo Cnn Network. Una eutanasia programmata.


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