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Per Mario Molinari e per i suoi fratelli Angelo e Inge, titolari della Molinari nota soprattutto per la sambuca, la trasparenza non è solo uno slogan.

Così, dopo aver acquistato il Limoncello di Capri, hanno aperto un nuovo stabilimento completamente trasparente nei pressi di Sorrento. “In questo modo – spiega Mario Molinari – i consumatori possono osservare tutte le fasi della produzione. Perché, purtroppo, il limoncello non è tutelato da un disciplinare e qualcuno lo realizza all’estero senza neppure un limone. Noi, al contrario, usiamo solo limoni Igp di Sorrento, acqua, zucchero e alcool. Nessun conservante o colorante. E vogliamo che tutti possano verificarlo”.

Scelte coraggiose che hanno accompagnato tutta la storia della Molinari, iniziata nel 1945 a Civitavecchia anche se, in realtà, il fondatore Angelo Molinari aveva già aperto un’attività nel 1922 nel settore dei profumi prima di trasferirsi ad Addis Abeba dove aveva aperto un bar.

Inizialmente – ricorda Mario – la produzione non era limitata solo alla sambuca ma comprendeva vari amari ed anche il rum. Poi, però, il nonno decise di concentrarsi sulla sambuca”.

E un’altra scelta coraggiosa e lungimirante fu quella di scommettere su Carosello già dagli albori. Con testimonial come Paolo Stoppa e Lina Morelli mentre, negli anni 70, si passò a Walter Chiari e poi a sportivi come Panatta.

In fondo siamo anche stati i precursori del bere consapevole perché – scherza Mario Molinari – è di quegli anni il nostro slogan: bere troppo fa male, bere male fa peggio, bevi poco ma bene”.

E sulla scena pubblicitaria l’azienda ritornò negli anni 90, con uno spot innovativo che non piaceva agli anziani in famiglia ma che venne imposto dalle nuove generazioni. Si ringiovaniva l’immagine e si ringiovaniva anche l’azienda dove ora Mario si occupa di mercati internazionali, la sorella Inge delle vendite in Italia e il fratello Angelo degli acquisti delle materie prime e della produzione.

Nel frattempo la Molinari ha continuato a crescere, sia per linee interne sia attraverso acquisizioni. Oltre al Limoncello è entrato nel gruppo il marchio Vov e la friulana Ceschia, nota soprattutto per le grappe.

Marchi storici che avevano bisogno di un rilancio e Molinari lo ha realizzato riscoprendo il valore del territorio di origine di ogni marchio ma anche puntando su modifiche di prodotto e di immagine.

Così il Vov continua ad essere prodotto utilizzando uova, Marsala e alcool di doppia distillazione, ma viene presentato con una confezione più accattivante ed è entrato nella preparazione di cocktail e di gelati, oltre ad essere richiesto dagli sciatori nelle soste in montagna.

Una serietà ed una capacità che hanno spinto il colosso francese Remy Cointreau ad affidare a Molinari la distribuzione in Italia.

Quanto ai dati, il fatturato della Molinari ha raggiunto i 60 milioni di euro, con soli 60 dipendenti. L’export rappresenta il 30% delle vendite, con la Germania come primo mercato ma va bene tutta l’Europa del Nord. Si stanno aggiungendo nuovi mercati particolarmente interessanti come Australia, per il Limoncello, e India, per la sambuca. Ma il Limoncello sta conquistando anche il Giappone e Mario Molinari, nel corso del workshop organizzato dal think tank Il Nodo di Gordio sul tema del cibo, ha avviato i primi contatti con l’Azerbaijan.


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