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Mentre affrontiamo in pieno il disastro economico e sanitario legato all’epidemia da Covid-19, gli occhi del mondo sono puntati non solo sulle misure epidemiologiche di contenimento dell’infezione, ma anche sulla possibilità dello sviluppo in tempi rapidi di un vaccino specifico.

Il settore dei vaccini e il mondo miliardario del big pharma torna con prepotenza sotto i riflettori mondiali. Nonostante tutti gli interventi internazionali, volti a migliorare la trasparenza della produzione dei vaccini, il comparto resta uno dei più oscuri dell’industria farmaceutica.

La diffusione di questi prodotti si scontra con numerose problematiche, legate a rigorosi sistemi di controllo qualità e approvazioni da parte della sanità pubblica molto restrittive. L’Organizzazione Mondiale della Sanità mette in luce che circa l’80% delle vendite globali dei vaccini arriva da cinque grandi multinazionali: GlaxoSmiteKline (Regno Unito), Merck (USA), Sanofi (Francia), Pfizer (USA) e Gilead Sciences (USA). Solo per il fatto di potere sviluppare potenzialmente vaccini, le azioni di queste case farmaceutiche durante l’epidemia sono balzate al rialzo.

Negli USA il presidente Trump continua a insistere sul ruolo dei vaccini per mettere al sicuro la popolazione dall’epidemia. Al momento ci sono 35 progetti in corso in diversi centri di ricerca del pianeta. Ci chiediamo chi saprà maneggiare la partita potentemente geopolitica delle condizioni di accesso al vaccino. Siamo anche all’oscuro su quanto stiano facendo i governi per mettere in campo una visione strategica comune sull’utilizzo del primo vaccino.

L’OMS lancia un progetto per monitorare i prezzi dei vaccini, l’obiettivo è quello di salvare più vite possibili soprattutto nei Paesi più poveri. Le attuali condizioni di accesso alla cura stanno generando una vera e propria guerra tra gli Stati Uniti e le industrie farmaceutiche. Donald Trump si presta a scatenare il livello di competizione piuttosto che di collaborazione tra gli Stati. È stato lo stesso Presidente a dichiarare di volere acquistare, offrendo un miliardo di dollari, il brevetto del vaccino “in fieri” dalla casa farmaceutica tedesca CureVac, azienda finanziata da Fondazione Bill e Melinda Gates.

Le cause farmaceutiche hanno reputato ridicola l’offerta di Trump che, dimostrandosi ignorante in materia, non sa che l’esclusiva brevettuale, attraverso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, si aggira nell’ordine di diverse decine di migliaia di dollari per singolo prodotto. Trump non tiene conto anche che le multinazionali del farmaco collocano i loro brevetti in paradisi fiscali esentasse. Il tentativo di Trump di accaparrarsi il vaccino in esclusiva per gli Stati Uniti è fallito, il grande azionista di CureVac, il miliardario Dietmar Hopp, ha dichiarato che “se ci riuscirà in tempi brevi di sviluppare un vaccino efficace contro il coronavirus, dovrà raggiungere in maniera solidale le persone di tutto il mondo e non solo quelle di una regione.

Come prevedibile in ballo ci sono parecchi miliardi. Nei prossimi mesi, dopo cospicui finanziamenti pubblici, il vaccino verrà scoperto, testato e messo sul mercato.

È stato il segretario alla salute USA, Alex Azar, ad affermare che, quando verrà scoperto un vaccino, non potrà garantire che sia accessibile a tutti. Questo perché le aziende farmaceutiche non tengono conto dell’interesse pubblico ma esclusivamente dei propri rendimenti. Appare paradossale che le industrie farmaceutiche facciano enormi profitti appropriandosi privatamente dal frutto delle ricerche finanziate con soldi pubblici di ogni contribuente.

Sono proprio gli Stati Uniti a mettere in luce questa contraddizione. Gli USA attraverso il National Institutes of Healt hanno speso 700 milioni di dollari di denaro dei contribuenti per la ricerca sul coronavirus. Come primo finanziatore pubblico mondiale, il governo degli Stati Uniti avrebbe l’opportunità di garantire che i farmaci siano disponibili ed economicamente accessibili a tutti. Ma al momento, come spiega Mariana Mazzucato consulente economica nella task force di Conte per la fase 2, il governo concede l’esclusiva alle società farmaceutiche senza richiedere che questi farmaci siano accessibili a tutti. Queste licenze esclusive consentono alle compagnie farmaceutiche di avere un monopolio sul farmaco e di applicare così prezzi altissimi per le tecnologie sviluppate con soldi pubblici. Il grande rischio è di fare arricchire le grandi case farmaceutiche con finanziamenti statali.

Una soluzione, sempre secondo Mariana Mazzucato, sarebbe quella di nazionalizzare l’industria farmaceutica. Lo Stato dovrebbe svolgere un ruolo maggiore sul settore. Il settore pubblico, da sempre, assume il rischio più elevato nelle prime fasi di ricerca. Ciò che attualmente interesserebbe di più alle aziende sanitarie mondiali è mettere le mani sulle informazioni sanitarie dei popoli di tutto il mondo. A causa della pandemia potrebbero esserci poche garanzie in materia di privacy dei dati sanitari personali. Appare chiaro che risulterebbe conveniente, da parte dei governi, una strategia sanitaria pubblica comune per negoziare il prezzo del vaccino. Il rischio è di imbattersi in una guerra commerciale globale con le case farmaceutiche che si offriranno di produrre il vaccino Sars-CoV2.


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