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Si è tenuta a Saronno, a cura dell’associazione culturale “La Luce di Erendil”, sponsorizzata da Markinvenio, la presentazione dell’ultima fatica letteraria dell’autore Mauro Ammirati.

Si tratta di un romanzo-saggio di grande interesse perché spiega l’economia in forma romanzata, raccontando, tuttavia, vicende reali della nostra epoca e cercando di spiegarne le ragioni e delinearne i percorsi.

La guerra del denaro” edita da Tabula Fati, uno dei tanti editori minori che si orientano su letteratura e pubblicazioni di qualità – che rimangono spesso di nicchia in quanto non distribuite dai canali ufficiali – spiega con la lingua della semplicità come identità, indipendenza, libertà, benessere, quindi sovranità, siano sempre a rischio, così che occorra stare sempre all’erta e vigilare, pronti per difendere l’esistenza di ognuno, che è sopravvivenza, che è traditio nel senso latino del termine, che è futuro, tenendo presente che il nemico è diffuso e opera attraverso la guerra del denaro che non fa rumore, ma semina carestia in silenzio.

L’arma che viene usata è la propaganda che diviene arma di comunicazione talmente potente anche perché è costantemente somministrata, quasi a pioggia, da un sistema istituzionale e mediatico globale bene coordinato e coeso, capace di mistificare concetti scientificamente chiari e spesso elementari, volgendoli ai propri fini distorti.

Ben lo aveva profetizzato Orwell almeno 70 anni fa, quando sintetizzava sostenendo che il totalitarismo ci avrebbe costretto a lottare contro i nostri stessi interessi grazie alla manipolazione delle coscienze. E infatti ci capita di fare tante cose contro noi stessi perché ciò che si fa col consenso, ovvero col favore dell’opinione pubblica opportunamente manipolato da informazioni distorte o suggestionanti, ciò che si è fatto con il consenso del Parlamento, una volta si faceva con le armi, come accadde con Bava Beccaris che sparava sulla folla.

Le riforme con gli effetti alla Beccaris il Parlamento le ha fatte tacitando il dissenso perché si è riusciti ad abolire il confronto, la critica, il pensiero o ad orientarlo in modo capzioso.

Esistono tre tipi di guerre, quella militare, quella politica e quella economica, ovvero la più pericolosa. Tutte le guerre sono guerre economiche, ovvero guerra tra lavoro e usura, ovvero tra economia reale e finanza speculazione e lavoro umano: la finanza è appropriarsi del lavoro altrui, diceva Pound. Peraltro, c’è una stretta correlazione tra le teorie di Pound e Auriti e la dottrina sociale cristiana che rifiuta l’usura, la quale traendo le mosse da Aristotele passando per San Tommaso insegna che l’economia è cura della casa nella quale si deve vivere bene, non è crematistica.

Il libro si sofferma sulla guerra economica prendendo spunto da quanto è accaduto dalla decolonizzazione in poi. Per esempio, il franco africano è come l’euro che è stato imposto ai francofoni. Dal colonialismo reale si è passato al colonialismo del debito pubblico.

L’economia è fatta per gli uomini, non gli uomini per l’economia!

Un esempio di mistificazione si rinviene quando ci raccontano che la Banca Centrale può fallire, ma una banca centrale non può fallire; o come quando ci dicono che l’Italia con la lira avrebbe un enorme debito pubblico, ma se questo si pagava in lire e lo Stato emetteva lire come faceva a fallire? Se però hai un debito pubblico in denaro straniero, come è l’euro, allora la situazione cambia. Tutte le grandi recessioni sono state scatenate dal debito privato, non dal debito pubblico, ma ci raccontano che lo Stato è come una azienda che fallisce, ma lo Stato non può fallire.

Ci hanno detto che l’Argentina è fallita, in realtà non è al debito pubblico che si riferiscono: gli infermieri argentini e tutti i dipendenti pubblici vengono pagati in pesos, le spese per la manutenzione delle infrastrutture è in pesos… Dicevano la scorsa estate che sarebbe fallita la Turchia, ma non sarebbe mai potuto avvenire. Il problema della Turchia era il debito privato, in valuta straniera. La Repubblica turca non sarebbe mai fallita. Infatti, non fallì”.

Il libro racconta cosa è avvenuto, ma l’autore è ottimista perché nella storia il diritto naturale si vendica.

E infatti, Clifford Douglas aveva già chiarito, guarda caso nel 1920, come il sistema finanziario delle democrazie fosse fallace e andasse sostituito da un meccanismo virtuoso che mettesse al centro il “produttore”, mentre Gesell aveva cercato di indicare una formula consumistica della moneta opposta all’austerità che proponeva una veloce circolazione della moneta per evitare di essere tassata.

Rispetto alla decimazione del popolo greco, l’Italia non deve crescere altrimenti ruberebbe il mercato, ma viene tenuta in una vita agonizzante in quanto con il suo numero di abitanti rappresenta un mercato. Eppure la gente perde il lavoro, la casa, la speranza senza capire come. L’autore però è convinto che l’Italia può farcela e se non ce la fa da sola sarà il diritto naturale a ridarle dignità.
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