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Chissà per quale motivo, per fronteggiare l’emergenza economica conseguente all’epidemia, il governo italiano, per altro senza successo, è costretto a cercare alleati in Europa che sostengano la sua proposta di emettere gli Eurobond?

E ciò per avere un sostegno che consenta lo sforamento di altri 35 miliardi rispetto al patto di stabilità. Una cifra ben lontana dai 500 Mld immediatamente messi a disposizione dalla Germania, che peraltro guida il gruppo di stati europei che osteggiano la proposta italiana.

Forse perché l’economia tedesca è più forte e il suo debito inferiore a quello italiano – come da più parti viene suggerito? Assolutamente no!

Dipende dal fatto che in Germania c’è la Kfw, acronimo di Kreditanstalt für Wiederaufbau, vale a dire un istituto finanziario pubblico che ha preso il posto della Bundesbank quale principale fonte di finanziamento dello stato tedesco; e che può agire al di fuori del perimetro del bilancio federale tanto che le sue operazioni non figurano nei conti dello Stato.

Ma allo stesso tempo la Kfw, pur non essendo una banca, agisce come tale attraverso l’Ipex- Bank (di cui la Kfw è azionista), che svolge attività bancaria ma che, autonomamente, non supera un giro d’affari superiore ai 30 Mld. Per questo motivo la Kfw non è sottoposta alla vigilanza della Banca Centrale Europea e non deve sottostare ai requisiti di capitale e alle regole dell’Unione bancaria. Ma nello stesso tempo agisce come una banca centrale e risponde direttamente al Governo Federale che è il suo principale azionista di riferimento.

Ciò ha permesso al ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz di affermare che il suo governo sarà in grado di fornire assistenza illimitata in termini di liquidità a tutte le società tedesche che ne faranno richiesta, prevedendo una erogazione che supererà i 500Mld di Euro.

Questo è il bazooka, e lo useremo per fare tutto il necessario”, ha detto Scholz in una recente conferenza stampa. Il che, dal suo punto di vista, è più che comprensibile, data la situazione.

Peccato che gli stati che non possiedono strumenti simili si trovino a dover affrontare l’emergenza basandosi soltanto sulle proprie risorse che, come nel caso dell’Italia, non sono sufficienti neppure a fornire presidi di sicurezza agli operatori sanitari.

Ma cosa impedisce all’Italia di dotarsi di analoghi strumenti? Qualche esperto ha affermato che basterebbe un potenziamento della Cassa Depositi e Prestiti per raggiungere gli stessi risultati. Purtroppo non è così. Infatti la Cdp è una società per azioni, controllata per circa l’83% da parte del ministero dell’Economia e delle finanze e per circa il 16% da diverse fondazioni bancarie, che opera come una banca di stato ma che nel conteggio del debito pubblico italiano è tenuta ad operare a condizioni “di mercato”, cosa esclusa per la Kfw che può invece offrire tassi agevolati in quanto non società per azioni ma ente di diritto pubblico. Forse la situazione potrebbe essere modificata, ma occorrerebbe un forte intervento politico.

Cosa che, per esempio, accadde negli anni Trenta, quando l’Italia comprese per prima come fronteggiare la crisi del ’29, e che con l’invenzione dell’IRI di Alberto Beneduce insegnò al mondo come si gestisce l’economia mista. Proprio l’IRI smantellata da Romano Prodi su ordine dell’Europa.


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