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In Italia il numero degli impiegati nella Pubblica Amministrazione non è diminuito di molto nel corso degli ultimi anni.

Sono passati infatti da un totale di 3.429.266 nel 2007 a 3.257.014 nel 2015.

La maggior parte di essi sono occupati nella scuola (poco più di un milione) e nella sanità (circa 650.000), ma i rimanenti, poco meno di uno su due, sono distribuiti in un gran numero di settori di cui, spesso, si fa fatica a percepire l’utilità.

Se infatti risultano indispensabili i servizi di coloro che sono impiegati nei corpi di polizia (oltre 300.000) o nelle forze armate (poco più di 180.000), la gente fa fatica ad immaginare a che cosa possano servire più di 155.000 persone che ingombrano gli uffici ministeriali, o i 460.000 che ogni mattina – si fa per dire – timbrano il cartellino nelle regioni e nelle autonomie locali, ai quali vanno aggiunti i gli oltre 91.000 loro colleghi che fanno capo alle regioni a statuto speciale.

Se non altro questo esercito di impiegati dovrebbero garantire un efficiente servizio ai cittadini. E invece no.

Infatti, in base a una recente elaborazione, riferita al 2017, realizzata dalla Cgia di Mestre su dati della Commissione europea che riguardano l’indice sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici dei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica, nell’eurozona solo la Grecia sta peggio dell’Italia per quanto riguarda la Pubblica amministrazione.

Se la Finlandia, i Paesi Bassi e il Lussemburgo occupano i tre gradini del podio, Slovacchia, Italia e Grecia, invece, si collocano nelle parte più bassa della graduatoria.

Per di più, nel nostro paese, per lo svolgimento degli adempimenti burocratici imposti dagli uffici pubblici e dai loro direttori, i titolari delle piccole imprese lavorano, in media, 45 giorni l’anno. Inoltre devono utilizzare allo stesso scopo il tempo dei loro dipendenti per almeno altri 28 giorni.

Secondo i calcoli della presidente della CNA di Bergamo Maria Teresa Azzola, per adempiere a pratiche che un terzo degli imprenditori giudica “indebitamente attribuite alle aziende” le Piccole e Medie Imprese italiane spendono ogni anno una cifra che si aggira intorno ai 5 miliardi di Euro.

Il che è molto probabilmente dovuto al fatto che una pletora infinita di funzionari, non avendo niente di meglio da fare, inondano gli uffici di circolari e direttive che non hanno altro scopo se non il giustificare il loro mantenersi nel ruolo di appartenenza.

Si tratta di una malattia – per carità, non solo italiana! – che strangola e mortifica chi un lavoro ce l’ha, e scoraggia coloro che vorrebbero mettere in piedi una nuova impresa.

Un problema che da sempre i politici dicono di voler affrontare e risolvere, salvo poi arrendersi a un sistema che risulta essere molto più forte di loro.

Quando cambia un governo o anche una semplice amministrazione comunale, gli impiegati ridacchiano tra sé e sé: sanno benissimo per esperienza che i politici passano, ma gli impiegati restano.


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