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Di questi tempi – ce n’era bisogno… – è salito alla ribalta il famigerato “Indice
della Situazione Economica Equivalente”, alias l’ISEE.

A seconda dei casi valido o meno per la concessione del cosiddetto “reddito di cittadinanza”.

In teoria dovrebbe essere un parametro in grado di permettere l’accesso a prestazioni sociali agevolate o servizi di pubblica utilità in maniera equa. Ma invece è una colossale truffa. Ecco perché.

Bando a chi vorrebbe attribuire la colpa di tutto ciò all’attuale governo, perché il tutto esisteva già da tempo prima del suo avvento.

Allo stato attuale e visti i valori di reddito richiesti , chi potrebbe avere accesso a tutto ciò? I pelandroni? No, solo i furbi.

Perché per rientrare nei medesimi ecco tre casi in cui una persona dovrebbe ritrovarsi per ottenere quanto sopradetto:
– Essere un nullafacente senzatetto;
– Essere un lavoratore del tutto “in nero” che percepisce un reddito
benché minimo;
– Essere un personaggio che vive d’espedienti, alle spalle di tutto e
tutti.

Si cercherà, senza oltrepassare ragionevoli limiti di spazio, di fare un
paio di esempi.

Oggi, purtroppo, capita sempre più spesso che persone già indipendenti
economicamente si ritrovino a dover tornare a vivere con i propri genitori. Per
separazione, per perdita del lavoro oppure purtroppo tutt’e due le cose assieme. Magari
rinunciando anche ad un mezzo di trasporto, nell’impossibilità di mantenerlo. Se uno di costoro ha un reddito benché minimo, questo andrà a sommarsi a quello dei conviventi sotto il medesimo tetto, ancorpiù se in stretta parentela. E che in buona parte dei casi
nulla hanno da dispensare per il mantenimento del proprio familiare in
rientro. Ma con ogni probabilità “sforerà” dai parametri ISEE, perdendo
il diritto ad ottenere ciò che sarebbe necessario e dovuto di diritto.

Un figuro che, vivendo d’espedienti, ha un reddito del tutto sommerso e
spesse volte a distanza siderale dal lecito, con tanto di auto, sarà in
grado di presentare un ISEE pari a zero, potendo ottenere tutto ciò che
vuole. Basta che sia nato in Italia o che, comunque, sia sul suo
territorio da almeno dieci anni. Compreso il reddito di cittadinanza, così com’era prima per quello di “inclusione” e per tutti gli ammortizzatori sociali di cui bellamente già gode da tempo grazie alle varie istituzioni (Stato, Regione, Comune…). Buoni spesa o affitto,
pagamenti utenze eccetera. Se poi vi sono in ballo dei figli, tombola!

Per cui il tapino che per un motivo o per l’altro ha bisogno di tutto ciò
per sopravvivere probabilmente avrà un bel nulla. Il furbacchione che gli
sfila di tasca il portafogli oppure ruba nella sua abitazione invece sì.
Tanto chi controlla?

Ecco dimostrato quanto è assurdo ed iniquo il famigerato ISEE.


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