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Le recenti tendenze ecologistiche ci spingono a perseguire un modo di vivere sempre più “plastic free”.

Fin dagli anni ottanta dello scorso secolo spaventa il Pacific Trash Vortex, noto anche come grande chiazza di immondizia del Pacifico (Great Pacific Garbage Patch) o semplicemente isola di plastica, vale a dire quell’enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica) situato nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. La sua estensione non è nota: ma le stime vanno da 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² (cioè da un’area più grande della Penisola iberica a un’area più estesa della superficie degli Stati Uniti), ovvero tra lo 0,41% e il 5,6% dello stesso Pacifico.

E allora via tutti i contenitori di plastica. Così è sempre più usuale vedere gente che gira con la borraccia infilata nella borsa o nello zainetto. Ma si tratta solo di un modo per mettersi la coscienza a posto. Perché è lecito domandarsi da dove arrivi tutta la plastica che inquina i mari, anche sotto la forma di microplastiche.

La risposta ci viene dall’UNEP, il programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che rivela come siano i fiumi a scaricare in mare i rifiuti (che secondo Goletta Verde sono per il 97% composti da plastica). Colpa, secondo lo studio “River plastic emissions to the world’s oceans” pubblicato poco più di un anno fa su Nature Communications, della cattiva gestione dei rifiuti plastici a terra.

Se però si entra nel dettaglio, si scopre che dei 122 fiumi più inquinanti, quelli che contribuiscono per oltre il 90% allo sversamento di plastica in mare, 103 si trovano in Asia, otto in Africa, otto in Sud e Centro America, e uno solo in Europa, vale a dire il Danubio. Peggio di tutti fa il fiume Yangtze, in Cina: i campionamenti effettuati alla sua foce hanno rilevato le concentrazioni di plastiche più alte di qualsiasi altro fiume al mondo, 4.137 particelle per metro cubo. Seguono il Gange e altri due fiumi cinesi: Xi e Huangpu.

Insomma, il Danubio ogni anno trasporta nel Mar Nero da 530 a 1500 tonnellate di plastica, mentre attraverso il fiume Reno finiscono ogni anno nel Mare del Nord da 20 a 21 tonnellate di plastiche. Complessivamente lo 0,28% del totale. E nessuno di questi due fiumi, lo diciamo per inciso, scorre in Italia.

Basta per sentirsi assolti? Sicuramente no. Le buone pratiche legate alla raccolta differenziata dei rifiuti e alla riduzione degli imballaggi in plastica sono assolutamente da perseguire e incentivare.

Basta però per essere assolti dall’accusa di essere i responsabili dell’inquinamento globale.
Almeno per quanto riguarda l’Italia.


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