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La sharing economy non sarà più la stessa: è difatti certo che il coronavirus ha distrutto uno dei settori più in crescita al mondo. Questo accadrà perché il nuovo paradigma del distanziamento sociale renderà di per sè meno attraente l’economia della condivisione di spazi con altre persone. È grande la paura di una carenza di igiene e una conseguente possibilità di contagio.

Per un virus che si diffonde anche attraverso le superfici, i veicoli condivisi o le auto a noleggio, potrebbero diventare meno desiderabili, perché visti dai consumatori come possibili veicoli del virus. Nella car sharing oltre la questione abitacolo, entrare nella autovettura appena usata da qualcun altro, pone problemi legati al timore di contrarre il coronavirus.

Tra le vittime di sharing economy troviamo Uber, il servizio di trasporto automobilistico condiviso che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti tramite un app, colpita in maniera durissima dal lockdown con traffico azzerato. Ci chiediamo chissà quanti adesso avranno voglia di noleggiare monopattini elettrici o bici.

Sicuramente il settore dovrà trasformarsi per sopravvivere alle conseguenze del coronavirus. Senza alcun dubbio una vettura condivisa pone problemi di contagio. Sharengo, società nata per consentire la condivisione di auto elettriche in città, ha elaborato una proposta per non soccombere all’epidemia da Covid-19, lanciando mysharengo, che permette di noleggiare le auto a lungo termine. Un servizio per noleggiare le auto da un mese a un anno. Non più un noleggio in base al quale si prende l’auto e la si lascia dopo la corsa, ma una macchina consegnata sanificata e corredata da un kit di disinfezione. Il pagamento non sarà quindi più al minuto, ma attraverso un canone di abbonamento adattato alle diverse esigenze, nel quale sono inclusi manutenzione e assicurazione.

Il car sharing è stato costretto, date le circostanze, a sconfinare nel noleggio a lungo termine. La società di consulenza Zinnov mette in evidenza che, con l’avvento del coronavirus, Uber e Lift hanno perso il 60 percento del loro valore sul mercato. I consumatori a causa del lockdown e per paura di eventuali contagi, stanno rinunciando sempre più alla sharing economy. Il distanziamento forzato e i blocchi forzati hanno aggravato questo problema.

Certamente nella Fase 2 l’auto sarà utilizzata più di prima, probabilmente per la diffidenza iniziale delle persone a utilizzare i mezzi pubblici, potenziali veicoli di contagio. I sondaggi evidenziano che, dopo l’emergenza coronavirus, le persone saranno meno disposte a utilizzare pullman, metro e taxi.

Non dimentichiamo che anche altre aziende fanno parte della sharing economy. Un esempio è Booking.com. La compagnia, che si occupa di prenotazioni turistiche, è stata travolta da disdette e mancate prenotazioni dovute a un virus, che per beffa ha colpito anche il suo Amministratore Delegato. Le azioni di Booking.com hanno perso un terzo del loro valore in Borsa scendendo ai livelli del 2016.

La psicosi da coronavirus si ripercuote su tutto il turismo, che vede un rallentamento dell’87 per cento sull’andamento delle prenotazioni. La stessa sorte è toccata a Expedia Group, una società online che fornisce ai viaggiatori gli strumenti e le informazioni per pianificare e organizzare in autonomia i viaggi.

Il bilancio sarà disastroso per tutte le attività in condivisione, finché il mantra contro il coronavirus nel mondo, sarà quello di evitare il contatto sociale.


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