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Virtuosi a parole, ma nei fatti un po’ meno, come dimostra la capacità di spendere i fondi europei da parte della regione Piemonte che chiuderà in negativo anche l’anno 2019, con appena il 35% di fondi impiegati con il rimanente 65% che rimarranno chiusi nei forzieri di Bruxelles.

Si tratta di stime, per adesso, in attesa del rendiconto di parificazione della Corte dei Conti atteso per luglio.

Ma intanto qualche calcolo è già possibile farlo. Mentre infatti gli uffici contabili dello Stato lavorano per capire quanti soldi la regione avrà impiegato realmente nell’ultimo periodo, già circola la voce negli uffici regionali che anche raddoppiando le stime previste per il periodo 2014 2020, il Piemonte lascerà nella cassaforte europea 2 euro su 3, una tragedia per le imprese avvolte da un clima di incertezza e stagnazione dell’economia mondiale. Ma anche uno smacco politico per chi tutti i giorni issa la bandiera dell’unione europea come orizzonte da raggiungere, costi quel che costi.

Se infatti il Piemonte arriverà al 40% della capacità di spesa sarà “un vero e proprio miracolo” come fanno sapere dai banchi dell’opposizione ma soprattutto da quanto trapela dagli uffici regionali e come sembrerebbe avviata a confermare anche la relazione di parificazione.

Non sarebbe comunque una novità. Già l’anno scorso, infatti, la Corte dei Conti aveva pesantemente bacchettato il governatore Sergio Chiamparino sull’incapacità di spendere i fondi europei su più fronti.

Per quanto riguarda il periodo di programmazione 2014/2020 la magistratura contabile aveva parlato di “importi modesti di spesa” certificati al 31/12/2017, in appena 149,2 milioni di euro per il POR FSE (pari al 17% del budget assegnato) e di “importi ancor più limitati” per quanto concerne il POR FESR, con una spesa di appena 60 milioni di euro (pari al 6,21% degli stanziamenti), “sintomo di un ritardo generale – avevano scritto i magistrati – che sta caratterizzando la programmazione 2014-2020”.

Un flop clamoroso, appesantito per Chiamparino anche dal fatto che i magistrati, sempre nella stessa relazione, avevano invece elogiato il lavoro dei suoi predecessori Roberto Cota e Mercedes Bresso i quali nel periodo 2007 2013 erano riusciti ad assicurare alla fine del ciclo, il 111% di spesa per quanto riguarda il FESR e il 100% per il FSE.

In altre parole, dopo un periodo florido, per la prima volta a partire dal 2007, il tonfo potrebbe avvenire al termine del governo guidato da Chiamparino il quale, ironia della sorte, proprio in queste ore invoca il rispetto degli accordi internazionali con la Francia per intercettare i fondi europei necessari a portare a termine la realizzazione della ferrovia ad alta capacità Torino Lione.

Ma se da un lato molti ritengono che alla fine la Tav si farà, indipendentemente dalle adunate di piazza e indipendentemente dal referendum da “fantabalascienza” (in regione ad oggi non c’è la legge che regola il referendum e quindi come ha dichiarato il presidente del Consiglio Boeti non si può convocare a meno di chiedere al Ministro dell’Interno la consultazione assieme alle regionali) dall’altra parte sono sempre meno quelli propensi a credere che sarà certificato un innalzamento significativo della capacità di spesa delle risorse messe a disposizione dall’Europa da parte della regione.

La proiezione più accreditata farebbe salire a non più del 34% la capacità di spesa dei fondi, lasciando per aria il restante 66%, per la buona pace delle imprese che su quei soldi ci contano e infine per la buona pace della politica, in particolare del Pd e degli alleati di +Europa e Leu che da un lato rimproverano al governo giallo verde di non avere previsto investimenti nella legge di bilancio, ma dall’altro lato, a livello locale, non riescono a spendere quelli già messi a disposizione da Bruxelles. Chapeau.


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