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Non ancora terminato, ma forse già inutile. Il grattacielo della Regione Piemonte, un monumento alla banalità di Fuffas e di chi a lui si è affidato, pare la Fabbrica del Duomo. Ritardi dopo ritardi, errori dopo errori. Ma pareva quasi avviarsi verso la fine dei lavori. Poi è arrivato il virus con il seguito di prescrizioni e l’utilizzo del grattacielo torna in dubbio.

Progettato per ospitare open space, in nome della trasparenza amministrativa, si ritrova ora con i sedicenti esperti che minacciano di vietare ogni attività negli open space. Troppa promiscuità, troppi rischi. Progettato per ospitare tutti i dipendenti regionali che gravitano su Torino, era diventato troppo piccolo quando si sono uniti i dipendenti della Provincia, in cerca di autore e, soprattutto, di uno stipendio. Ma ora si è scoperto che una buona parte dei lavoratori può restare a casa con lo smartworking. Ed il grattacielo diventa troppo grande.

E pure troppo lontano. Perché è collocato nella periferia sud-est di Torino. Facilmente raggiungibile, si pensava, grazie alla metropolitana. Che però, secondo gli esperti, dovrà viaggiare semivuota per evitare contagi. Dunque la concentrazione in un unico luogo di migliaia di lavoratori non s’ha da fare. Scaglionare gli ingressi e le uscite? Non basta. Anche perché bisogna conciliare gli orari con quelli scolastici, con quelli di tutti gli ospedali che gravitano nella zona e che ancor più graviteranno con la realizzazione, a fianco del grattacielo, della Città della salute. Un disastro, insomma. Senza neppure considerare l’adiacente centro fieristico del Lingotto, ed il centro commerciale.

Impensabile di rilanciare l’utilizzo delle auto private, onde evitare la completa paralisi di tutta quest’area cittadina collegata con le autostrade verso Savona, Genova, Piacenza e poi Bologna ed il Sud.

Intanto la Regione Piemonte continua a pagare gli affitti per mantenere gli attuali uffici sparsi per la città.


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