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Nell’ambito di una ampia e condivisa strategia che vede il MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, e il CNR, Consiglio nazionale delle ricerche, impegnati a valorizzare il capitale umano e a proteggere un patrimonio umano e
scientifico di professionalità e competenze straordinario, il Consiglio di amministrazione del CNR questa mattina ha deliberato un primo piano di assunzione a tempo indeterminato per circa 1.200 persone, con vari profili professionali, che prenderanno servizio entro il 31 dicembre 2018,

afferma Massimo Inguscio, presidente del CNR.

È la migliore risposta ai continui attacchi al governo da parte dell’opposizione di Forza botulino e Pd e di Confindustria che lamentano la mancanza di investimenti nella ricerca.

Si tratta della fase iniziale di un piano di stabilizzazioni più ampio
che continuerà già dal mese di gennaio con l’assunzione di un numero
significativo di titolari di contratti flessibili, per i quali sono in
corso di espletamento le relative procedure, e per le figure
professionali che la legge identifica come ‘non prioritarie’.

Questo avverrà anche grazie alle risorse economiche aggiuntive messe a
disposizione dal MIUR nel finanziamento ordinario,

continua Inguscio.

A questo rilevante numero di assunzioni, finalizzato alla stabilizzazione
del personale precario, si aggiungono ulteriori prese in servizio a
tempo indeterminato entro la fine del corrente mese di 214 persone, tra
ricercatori e tecnologi, in base a precedenti delibere, e alcune decine
di primi ricercatori e dirigenti di ricerca che sono stati vincitori di
concorsi appositamente banditi nelle varie Aree strategiche su cui opera
la ricerca del CNR.

Sempre con riferimento alle Aree strategiche si ricorda che sulla Gazzetta Ufficiale del 6 novembre 2018 sono stati
pubblicati 25 bandi per il reclutamento di 145 nuovi ricercatori.

Dunque il Cnr, uno dei poli di eccellenza della ricerca italiana, viene potenziato.

Ma per far crescere il Paese servirebbe anche un altrettanto consistente rafforzamento del settore privato della ricerca. Perché indubbiamente in viale Astronomia è più facile chiedere che il pubblico faccia la propria parte piuttosto di convincere gli associati di Confindustria a fare la loro, di parte, investendo in ricerca e ricercatori in misura analoga a quanto fanno i concorrenti in Europa e nel resto del mondo.


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