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C’era un tempo in cui la relazione annuale del CENSIS sulla situazione italiana era attesa per capire i cambiamenti in atto nel nostro Paese.

Ora si è ridotta ad una farsa al servizio dei soliti poteri, del Sistema Italia. Ed i ricercatori si sono trasformati in censori dei comportamenti degli italiani ormai alle prese, secondo il Censis, con il sovranismo psichico.

E i media di servizio montano la panna, scatenati contro questi maledetti italiani diventati rancorosi, timorosi, delusi. Ma delusi, ovviamente, dal governo del cambiamento che non è ancora riuscito a rilanciare l’Italia.

Già, perché anche i ricercatori del Censis sono obbligati ad ammettere che il disastro era precedente e che quella attuale sarebbe solo la reazione alla mancata ripresa.

Però, certo, ora tutto è peggiorato e questo spiega la violenza in crescita. Che, quando fa comodo, si assicura che sta calando ma quando serve sostenere il contrario, le statistiche cambiano. Ed è la rabbia che fa crescere la violenza, non l’impunità garantita da leggi assurde.

Ma naturalmente ciò che indigna maggiormente i ricercatori politicamente corretti è l’incremento dell’intolleranza nei confronti degli ospiti stranieri non invitati.

Una reazione incomprensibile per i ricercatori, evidentemente non alle prese con lo spaccio impunito, con lo sfruttamento o anche solo con le liste per una casa popolare o un asilo nido.

Vecchi rancorosi, gli italiani, che non gradiscono la riduzione del potere di acquisto, ammesso persino dal Censis, mentre scoprono quanto costa ogni immigrato alle casse pubbliche.

È davvero così difficile capire le ragioni di questa rabbia? Di un risentimento che cresce nei confronti dei prenditori visti ormai come sfruttatori, come sanguisughe? Di un’Europa matrigna che pretende sacrifici e impone la povertà mentre l’intervistato nel Tg Rai accusa gli italiani poveri di non apprezzare tutti i regali che l’Europa ci fa?

Chi non ha prospettive di trovare un lavoro sicuro con uno stipendio decente questi regali europei proprio non riesce a vederli.

Chi deve rinunciare a crearsi una famiglia perché passa da un lavoro precario ad un tempo determinato e ad un periodo di disoccupazione, proprio non li vede i benefici delle imposizioni di Bruxelles, del Fondo monetario internazionale, della Bce. E si arrabbia.

Non scende in piazza come i francesi, rinuncia anche alla partecipazione politica, si chiude nel suo guscio. Non esplode ma si incupisce.

E la società italiana perde vitalità, energia, speranza. Il Sistema Italia voleva schiavi da dominare facilmente e da sfruttare senza difficoltà.

Forse non aveva capito che la canzone “Ho visto un re” era ironica. “E sempre allegri bisogna stare, chè il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam”.

Il Sistema ha trovato gli schiavi, ma privi di forze. Non sorridono, non collaborano, non creano. Non è un grande risultato.


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