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Può sembrare paradossale, in un’Italia che è in fondo alle classifiche di lettura, ma la famiglia Berlusconi punta sui libri. Oltre che sulle tv, ovviamente.

Mondadori, sotto la guida di Marina Berlusconi, offre quelle soddisfazioni in termini di redditività che non sono garantite dalla carta stampata del quotidiano di famiglia (Il Giornale) e dei periodici del gruppo.

Dunque non stupiscono i tagli annunciati al Giornale, con la proposta di pesantissimi contratti di solidarietà, frutto di una direzione assurda e di mancanza di strategie e di investimenti.

Il quotidiano di Forza botulino non poteva non risentire del disgusto e della fuga degli elettori. Ma anche i periodici sembrano ormai un prodotto superato, se non decotto.

Sono cambiati i gusti, le mode, le abitudini. La rete ha soppiantato i rotocalchi.

E non va meglio per il settimanale “politico” del gruppo, Panorama, con un futuro incerto che può prevedere il passaggio all’online oppure la trasformazione in inserto del Giornale (come l’Espresso con Repubblica) o, ancora, una vendita.

Anche la Francia non offre soddisfazioni per i settimanali del gruppo, a dimostrazione che il problema non è solo degli italiani analfabeti di ritorno bensì della fine del ciclo di vita del rotocalco inventato da Leo Longanesi. E per i prodotti transalpini si cercano acquirenti, anche a prezzi scontati o stracciati.

Dunque gli investimenti saranno concentrati su tv, libri e radio. E se la tv evidenzia notevoli limiti, la strategia per il settore radiofonico si è rivelata vincente. Grazie ad ingenti investimenti per una crescita sia interna sia attraverso acquisizioni.

È vero che è più facile investire ed acquistare quando si dispone di cospicue risorse e di sostegno bancario, ma in un’Italia dove gli imprenditori investono solo soldi pubblici la politica aggressiva di Mediaset merita comunque apprezzamento.

L’unico dubbio riguarda il ridimensionamento della carta stampata, libri a parte. La crescente disaffezione nei confronti di Facebook e dei social sta portando alcuni editori americani a rivedere le strategie di disimpegno da quotidiani e periodici. Che, se modificati radicalmente, potrebbero tornare ad attirare un pubblico più attento e meno superficiale.

Una sfida che non necessariamente deve essere raccolta da Mediaset ma di editori coraggiosi, in Italia, se ne vedono pochi.


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