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Nel delirio di decreti, autocertificazioni, delazioni ed indignazione a comando dai balconi spicca la demenziale gestione dei mercati rionali. Quelli che, in città come Torino, sono quotidiani e diffusi in ogni quartiere.

Dopo le prime chiusure indiscriminate, a fronte delle aperture senza ostacoli per i supermercati, si è deciso per aperture controllate e limitate al solo settore alimentare.

Con delle eccezioni. L’impareggiabile sindaco di Torino ha tenuto chiuso il principale mercato cittadino, quello di Porta Palazzo. Il motivo? Essendo il più economico della città, richiamava consumatori da ogni quartiere e, dunque, creava assembramenti su tram ed autobus. Dunque la povertà era più forte della paura del gregge. Ma, dal momento che le decisioni le prende il Sotto Sistema Torino, i sudditi più sfigati devono restare nelle rispettive periferie ed impoverirsi ulteriormente facendo la spesa nei supermercati e nei mercati meno convenienti.

Al di là delle decisioni calate dall’alto – non si può pretendere una politica attenta alle esigenze popolari da chi rappresenta le oligarchie cittadine – la vicenda impone delle riflessioni per il dopo. Per quando la reclusione sarà terminata. Sono anni che i mercatali lamentano un calo delle vendite, che protestano contro la concorrenza dei supermercati. Poi, però, sono i primi ad alzare i prezzi non solo per frutta e verdura, ma anche per l’abbigliamento. Con un servizio meno accurato, con maggior rischio igienico (gli alimenti non migliorano con l’esposizione agli scarichi delle auto), ma con prezzi identici a quelli dei negozi meno convenienti.

Il tutto accompagnato dalle solite lamentele contro le tasse, contro le regole, contro tutto e tutti. Dimenticando, però, che il medesimo regime fiscale vale anche per il mercato di Porta Palazzo, che le regole sono le stesse. Che i meno abbienti affrontano anche 1 ora di viaggio con i mezzi pubblici, rischiando borseggi perché la zona non è il massimo quanto a sicurezza, pur di risparmiare non poco.

Ecco, quando verrà nuovamente concesso un briciolo di libertà, i mercatali dovrebbero pensare ai prezzi più che ai piagnistei. Perché l’obbligo di utilizzare i supermercati per rifornirsi può trasformarsi in una sorta di fidelizzazione che penalizzerà gli altri esercenti. Chi, al contrario, pensa di rifarsi subito delle perdite di questi mesi di prigionia alzando i prezzi, rischia di essere spazzato via in modo definitivo.

Senza dimenticare i servi del pensiero unico obbligatorio che si sono indignati perché la Coldiretti ha potuto aprire i propri mercati rionali di produttori agricoli anche in questi periodi. Con controlli e mascherine, ma ai delatori da balcone non è bastato.


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