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Di fronte ai dazi statunitensi e alla risposta cinese, i vertici industriali italiani esprimono preoccupazione per le conseguenze sulle nostre esportazioni. In teoria, ma anche in pratica, sino a quando i dazi non toccano le merci europee lo scontro tra Washington e Pechino spalanca nuove opportunità per il nostro export

I maiali che la Cina importa ora dagli Usa dovrà acquistarli in Europa. L’acciaio cinese che arriva in America del Nord sarà sostituito da quello prodotto in Europa (magari da industrie che fanno capo a gruppi indiani).

Gli industriali, però, guardano ad un futuro meno immediato e temono che lo scontro a livello globale possa portare ad una contrazione del commercio mondiale. Con il rischio – spiegano – di dover sostituire le esportazioni con un incremento dei consumi interni.

E sì, questo è proprio un rischio. Perché i signori che oggi paventano un simile scenario sono gli stessi che hanno favorito, insieme a governi “amici”, il precariato, la riduzione dei salari reali, la distruzione del ceto medio.
E ora si accorgono che se manca il ceto medio i consumi di prodotti italiani non possono ripartire. I grandi vini rossi italiani, dal Barolo al Barbaresco al Brunello di Montalcino, hanno quote di export superiori all’80% poiché solo una minima parte dei consumatori italiani può permettersi di pagare i prezzi richiesti. Ma vale lo stesso discorso per tutto il cibo di qualità, per la moda, per l’artigianato.

Lorsignori hanno impoverito i sudditi e ora hanno paura che il ceto medio proletarizzato non possa sostituire la ricca borghesia cinese, russa, americana, indiana, nigeriana.
Gli italiani sono stati costretti a rinunciare ad acquistare cibi sani e saporiti e si sono ridotti a nutrirsi con cibo spazzatura in arrivo da ogni parte del mondo dove i processi produttivi non sono sicuri. Hanno rinunciato agli abiti su misura e poi a quelli industriali di buon livello per accontentarsi di capi d’abbigliamento a basso costo, realizzati laddove lo sfruttamento è legalizzato. Hanno rinunciato ad acquistare un alloggio e a crearsi una famiglia perché i costi sono eccessivi.

Ma adesso, in caso di guerre doganali, sono precettati per acquistare il Made in Italy. Un arruolamento obbligatorio per salvare le aziende che li hanno licenziati, che li hanno impoveriti.

Contrordine compagni imprenditori: i lavoratori andrebbero pagati affinché possano comprare ciò che producono.

Lo aveva capito Ford, più di un secolo addietro, e aveva costruito il suo impero su questa intuizione. Non lo hanno capito i nuovi industriali italiani e hanno costruito la crisi.


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