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C’è una narrazione condivisa nel nostro Paese che dipinge il Governo Conte come un manipolo di dilettanti allo sbaraglio, che compie atti inconsulti e scrive manovre astruse e prive di fondamento morale e finanziario, che ci costeranno rappresaglie europee da piaga biblica.

Eppure, basterebbe uscire dall’angusto recinto dei nostri media – tutti o quasi allineati con piglio masochistico e anti-nazionale – per rendersi conto che dall’estero tante e diverse sono le voci che rendono ragione all’Italia e al suo Governo, quando proprio non si schierano in sua difesa.

Il “Financial Time”, organo sempre ipercritico nei confronti del nostro Paese, si spinge a spiegare che è impensabile pretendere da un Paese che cresce ad un ritmo inferiore all’1 per cento un’ulteriore manovra deflattiva sul fronte della pubblica finanza.

Le Figaro”, per bocca di Steve Ohana, professore di finanza presso l’ESCP Europe, storica e prestigiosa business school di Parigi, ha spiegato come l’Europa non sia in grado “di mettere in ginocchio” l’Italia e che lo spauracchio dei “mercati” e, soprattutto, dello “spread” deve essere correttamente contestualizzato, evitando catastrofismi: se anche l’aumento dello spread arrivasse a rappresentare uno svantaggio per la solvibilità degli operatori privati ​​e delle banche, l’elettorato di riferimento non ne attribuirà la responsabilità al Governo, che vedrebbe riconfermato e forse rafforzato il grande consenso già ricevuto.

Il Prof. Ohana, pensa sicuramente a Borghi e Bagnai, quando spiega che in Italia voci autorevoli criticano la BCE per non aver fatto tutto quanto era in suo potere per garantire la convergenza dei tassi italiani nei confronti dei tassi francesi e tedeschi, nonostante una situazione fiscale abbastanza invidiabile.

L’Italia è, infatti, l’unico principale paese dell’OCSE ad aver mantenuto un saldo primario in attivo sin dai primi anni ’90.

D’altro canto, spiega Ohana, finché l’Italia riesce a finanziarsi abbastanza bene sui mercati, non deve preoccuparsi troppo delle variazioni giornaliere dei tassi di indebitamento.

Anche Folkerst Landau, capo economista di Deutsche Bank a Londra, interviene per spezzare una lancia in favore del Governo italiano: intervistato dalla televisione di Bloomberg, ha detto che “la cosa più straordinaria dell’Italia è di aver accumulato surplus primario per il 13% del PIL, mentre la Germania ha solo il 5%. L’Italia, in questo senso, è il Paese più virtuoso in Europa ed ora il fatto di andare da lei con una mazza da baseball e dire ‘devi abbassare il tuo budget perché sia sostenibile per i criteri della Ue’, va contro tutte le ragioni e le logiche politiche“.

Una difesa, se non certo delle idee, delle ragioni dell’esecutivo giallo-verde arriva anche dagli esponenti della sinistra d’oltralpe: il francese Jean-Luc Mélenchon ha dichiarato “Io preferisco difendere la sovranità popolare e il governo italiano. Per la prima volta la Commissione se la prende con il budget votato dal Parlamento di uno Stato che rispetta i trattati. Si capisce che è una espropriazione della sovranità dei popoli. Possiamo condannare le scelte politiche degli italiani, ma hanno il diritto di quello che è il bene del loro Paese”.

Mentre la tedesca Sarah Wagenknecht, ha stigmatizzato senza mezzi termini la politica accanita della Commissione europea contro le scelte dell’Italia: “La legge sul bilancio rappresenta la sovranità dei parlamenti. La proposta italiana di bilancio contiene elementi utili come un anticipazione del tempo della pensione e una migliore protezione contro la disoccupazione”.

E ha aggiunto: “Se proprio vuoi rompere l’UE, allora devi fare esattamente quel che sta facendo Bruxelles”.

Persino Il Sole 24 Ore inizia a prendere posizioni più ardite, spiegandoci che il debito complessivo francese è molto più alto di quello italiano e sfatando i luoghi comuni, divenuti postulati incontrovertibili, in materia di debito pubblico:

Questo parametro – per quanto oggi venga ancora considerato come un mantra anche dall’Unione europea per orientare le politiche fiscali ed eventuali ammonimenti nei confronti dei Paesi che hanno un indebitamento governativo elevato – andrebbe ponderato per altri parametri: come ad esempio il tasso di risparmio privato, il livello dei consumi e degli investimenti di un Paese.

E ancora: “Risulta piuttosto insensato ed anzi fuorviante formulare giudizi sulla solidità finanziaria di un Paese esaminandone esclusivamente i livelli di debito, senza considerare allo stesso tempo quale sia la struttura di accesso ai capitali, il tasso di risparmio domestico e la natura della formazione del debito”.

Tutte voci assolutamente autorevoli che spiegano come l’Italia sia un Paese economicamente e finanziariamente virtuoso, con una industria manifatturiera attiva e produttiva; come il mantra del debito pubblico sia recitato ossessivamente per nascondere la reale ricchezza del Paese, quella che tanto fa gola ai filibustieri d’oltralpe; come il Governo Conte – piaccia o meno – sia stato democraticamente eletto a larghissima maggioranza e ha tutto il diritto di portare avanti il suo programma.

Bisogna leggere altro oltre “Repubblica” e “Vanity Fair” e ascoltare altri oltre Fazio e Friedman.

Oppure no, ma almeno la si smetta di fare gli economisti scafati, i “top managger rampanti” alla Sergio Vastano o le Cassandre isteriche che paventano i disastri futuri per quelle generazioni che il disastro lo vivono da troppi anni sulla propria pelle.


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