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Fca bocciata. Non a Parigi, ma a Tokyo. Perché, in realtà, è stato il No di Nissan a bloccare l’intesa con Renault.

Le condizioni poste dal governo francese e dal gruppo transalpino per la fusione dimostravano chiaramente che l’accordo non era alla pari ma che a comandare sarebbe stata Renault. Sede operativa a Parigi, amministratore delegato indicato da Renault.

Ma tutto questo non rappresentava un problema per Fca. Dopo aver spostato all’estero sede legale e fiscale, non ci sarebbe stata alcuna difficoltà a trasferirsi dall’Olanda alla Francia. E considerando l’attuale gestione industriale del gruppo, affidarsi alla guida di Renault sarebbe stato un grande vantaggio. Una presidenza senza poteri per Elkann bastava ed avanzava.

Però a Nissan non andava bene. Non per questioni finanziarie ma proprio per un’analisi tecnica della produzione di Fca. In pratica i giapponesi hanno considerato insufficiente la qualità tecnologica delle vetture del gruppo ex italiano. E non avevano la minima intenzione di condividere la propria ricerca, la propria innovazione con Fca che ha accumulato il maggior ritardo mondiale nel settore delle vetture elettriche. Errori imputabili a Marchionne, che non aveva mai nascosto la sua avversione nei confronti dell’elettrico. Così mentre il mondo, e soprattutto la Cina che è diventato il maggior mercato mondiale, si preparavano alla sfida dell’auto elettrica, Fca insisteva con il metano.

Si tratterà ora di vedere se con Renault si è arrivati alla rottura definitiva o se si tratta solo di una pausa di riflessione per mettere a punto una nuova intesa che tenga conto degli interessi nipponici. Non c’è dubbio che Fca abbia bisogno di un partner, che può ancora essere francese guardando a Psa. Però la bocciatura rimane, anche se mascherata dai media di servizio.


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