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Gli sprechi alimentari, in Italia, si sono ridotti del 40% nell’ultimo anno

Fantastico? No, solo una bufala giornalistica, ma propinata dai grandi giornali e dalle tv che dicono di lottare contro le fake news.

A smentire i falsi dati della falsa informazione

sono stati alcuni degli intervenuti al festival del giornalismo alimentare, in corso a Torino sino al 24 febbraio.
L’aspetto più preoccupante, hanno spiegato i relatori, è che le menzogne sono frutto non di un obiettivo particolare ma, semplicemente, di ignoranza e di incapacità nell’utilizzare i dati. E questo giustifica ampiamente quel 30% di popolazione che ormai rinuncia ad informarsi perché non si fida più delle notizie che vengono fornite.

Così, dopo aver cancellato l’illusione di essere diventati cittadini virtuosi in un Paese virtuoso, possiamo accontentarci leggendo i dati dello spreco alimentare mondiale, con 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato ogni anno, per un fatturato di oltre 2.000 miliardi di euro finiti nella spazzatura.

La necessità di intervenire è evidente

Non solo a valle, per migliorare gli acquisti quotidiani ed evitare di sprecare una fetta consistente della retribuzione per prodotti che vengono buttati via e non consumati. Ma anche a monte, intervenendo sui processi produttivi per evitare sprechi che hanno una incidenza non marginale sui costi complessivi. Senza dimenticare l’impatto ambientale sia in fase di produzione sia nello smaltimento.

Una maggiore attenzione rafforzerebbe il settore agroindustriale italiano, composto – ricorda Aurelio Ceresole, vicepresidente di Federalimentare – da 58mila imprese con 385mila addetti e un fatturato di 137 miliardi di euro.

Ma è anche un settore che deve convivere con una fortissima concorrenza illegale in ogni parte del mondo

Si calcola che il valore dei prodotti italiani contraffatti sia superiore ai 60 miliardi di euro all’anno. E la disastrosa politica agroindustriale del governo italiano porterà ad un ulteriore indebolimento della tutela dei veri prodotti italiani.

Anche sotto questo aspetto sarebbe importante un coinvolgimento dei consumatori perché almeno quelli italiani dovrebbero evitare di acquistare prodotti stranieri spacciati per nazionali. Se qualcuno preferisce il prodotto importato è libero di acquistarlo, purché sia consapevole di ciò che sta facendo.


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