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Ed ora cosa si inventerà il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia?

Ovviamente il compagno presidente accuserà il governo giallo verde di aver provocato il calo del fatturato industriale.

Ma poi, quando gli spiegheranno che stanno calando le esportazioni dei prodotti industriali italiani, accuserà il Di Maio cinese o il Salvini statunitense? Già, perché a provocare la frenata dei fatturati è anche la diminuzione delle esportazioni evidenziata dai dati Istat relativi al mese di dicembre: -2,7% su base annua a fronte di importazioni in crescita dell’1,4%. E gli ordinativi esteri per i prossimi mesi sono in ulteriore frenata.

Significativo che le esportazioni italiane si mantengano sostanzialmente stabili verso i mercati europei mentre la flessione riguardi soprattutto i Paesi extra Ue. Su base annua, i paesi che contribuiscono maggiormente al calo delle esportazioni sono Turchia (-32,9%), Stati Uniti (-5,7%), Cina (-15,2%) e paesi OPEC (-8,3%). Si segnala l’aumento tendenziale delle esportazioni verso la Francia (+5,1%) e la Svizzera (+7,5%).

Si conferma, dunque, la consueta scarsa lungimiranza dell’imprenditoria italiana che preferisce rivolgersi ai soliti mercati di sbocco nei Paesi più vicini piuttosto di affrontare la fatica di studiare mercati lontani prima di provare a conquistarli. Costa fatica e costa denaro, dunque meglio evitare. In compenso sul mercato domestico si provano ad imporre prezzi eccessivi in rapporto alle retribuzioni pagate dagli stessi imprenditori che poi si stupiscono se il mercato interno non decolla e non sostituisce le commesse perse in giro per il mondo.

Innovazione, questa sconosciuta; investimenti da evitare; nuovi mercati che fanno perdere tempo per prepararsi e per raggiungerli. E allora porti aperti per importare nuovi schiavi ed abbassare il livello dei diritti e delle retribuzioni. Si abbassa anche la qualità ed il mercato interno ed esterno rifiuta la produzione? Colpa dei populisti.


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