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Il Presidente del CAAT (Centro Agro-Alimentare Torino), Marco Lazzarino, chiarisce il tema del contributo rifiuti al CAAT, in seguito alle diverse notizie apparse nei mesi scorsi sulle pagine della cronaca torinese dei quotidiani de La Stampa e il Corriere della Sera.

Quale è il rapporto che intercorre tra i grossisti ed il CAAT?

I grossisiti ed i produttori – precisa il presidente – sono insediati presso il CAAT in virtù di contratti di locazione (contratti commerciali 6+6), stipulati nel 2001, all’epoca del trasferimento dal vecchio mercato generale; quei contratti sono tutt’ora in corso.

Tali contratti di locazione prevedono un canone annuo ed una somma forfettaria annua (in misura massima 10% del canone) per la copertura delle spese condominiali.

A partire dal 2001, fino ad arrivare al 2014 incluso, ai soggetti insediati presso il CAAT venne sempre fatturato il canone oltre al 10% per le spese condominiali. Nel 2014, alla luce dei bilanci costantemente in perdita, l’allora Consiglio di Amministrazione, su indicazione dei soci, predispose un business plan (“Business plan 2014-2018”) avente come obiettivo il pareggio di bilancio.

Una delle azioni correttive, volte ad ottenere pareggio di bilancio, fu quella di prevedere un contributo rifiuti per i soggetti insediati presso il CAAT.

Tale contributo (che nulla centra con la TARI che viene riscossa direttamente dagli comunali enti preposti) passò anche attraverso una delibera dell’Assemblea dei soci”.

A partire da quando fu applicato il cosiddetto contributo rifiuti?

Il CAAT, a partire dal 2015 – aggiunge Lazzarino – iniziò pertanto a fatturare il contributo rifiuti; avverso tale misura numerosi grossisti si opposero, contestandone la legittimità, in quanto suddetto contributo non trovava un espresso richiamo nel contratto di locazione ed in quanto non era mai stato oggetto di richiesta per tutti gli anni fino al 2014. Ciò determinò l’instaurarsi di un corposo contenzioso tra il CAAT ed un folto numero di grossisti.

Quando l’attuale Consiglio di Amministrazione si insediò (nel settembre 2017), la situazione ereditata dalla precedente gestione presentava un proliferare di cause legali tra il CAAT e i Grossisti (circa 50 cause); costi legali prossimi a Euro 100.000 solo per le cause relative al 2015; nessuna sentenza di merito sull’oggetto del contendere.

Il contenzioso sopra descritto allo stato attuale riguarda solamente l’anno 2015; è tutt’altro che remota la probabilità del proliferare di cause analoghe per il contributo rifiuti relativo alle successive annualità.

Nel denegato caso di soccombenza per CAAT, qualora il contributo rifiuti venisse considerato illegittimo in sede giudiziaria, lo scenario che si potrebbe configurare presenta considerevoli rischi patrimoniali per la Società, la quale potrebbe vedersi costretta a restituire a tutti i grossisti (anche a quelli non in causa con la società), l’intero contributo per tutti gli anni in cui è stato fatturato”.

Quale è, in questo contesto, la posizione dei soci pubblici nei confronti del CAAT?

I Soci pubblici (in particolar modo Comune di Torino e Camera di Commercio di Torino) – precisa il presidente Lazzarino – hanno esplicitamente richiesto alla Società di risolvere il contenzioso in essere e la Camera di Commercio ha vincolato l’acquisizione di quote del CAAT, tra le altre cose, alla risoluzione del contenzioso.
A fronte di tutto quanto sopra detto, il Direttore del CAAT ha illustrato al Consiglio di Amministrazione del CAAT medesimo una possibile proposta transattiva (supportata da un’analisi sulla legittimità e da una relazione sulla sostenibilità economico-finanziaria e patrimoniale) che permetta una risoluzione bonaria del foltissimo contenzioso in essere con i grossisti.

Il Consiglio di Amministrazione, nel condividere i presupposti della proposta e preso atto della documentazione a supporto, ha deliberato di sottoporre tale proposta transattiva ai Soci.
I Soci sono pertanto chiamati a deliberare e dare indicazioni al Consiglio di Amministrazione se procedere con la proposta transattiva o se proseguire nel coltivare il contenzioso
”.

In merito alle recenti indiscrezioni uscite sulla sezione di cronaca di alcuni quotidiani nazionali (La Stampa e Il Corriere della Sera) – conclude Lazzarino – merita specificare che, contrariamente a quanto erroneamente riportato, il Consiglio di Amministrazione non ha mai deliberato di “togliere il contributo rifiuti”, il quale, in assenza di definizione bonaria, verrà applicato fino al 2018, secondo quanto previsto dal Business Plan 2014-2018.

L’attuale Consiglio di Amministrazione ha, inoltre, comunicato disdetta ufficiale dei contratti di locazione (in scadenza a fine 2019), in modo da potere predisporre nuovi contratti di locazione, in grado di superare il vulnus interpretativo venutosi a creare”.


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