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L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha inciso in maniera diretta o indiretta sui mercati. Dapprima erano le mascherine e i disinfettanti nell’occhio del ciclone per il forte aumento, adesso assistiamo a tutta una serie di rincari che vanno dal bar al parrucchiere.

Frutta e verdura, ad esempio, hanno subito un rialzo ad un tasso superiore 40 volte quello dell’inflazione, tenendo anche conto della carenza di manodopera per il raccolto. La mancanza di almeno 200 mila lavoratori stagionali mette a rischio la fornitura di frutta e verdura. L’unica certezza è che i prezzi di molti beni sono aumentati.

Sono molti i locali che, per tentare di recuperare quanto perso con il lockdown, hanno deciso che fosse venuto il momento di ritoccare, purtroppo al rialzo, il prezzo del caffè. Casi isolati, commenta il Codacons, che però continua a ricevere segnalazioni dai consumatori. Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, si augura che gli esercenti non ritocchino i listini per rifarsi dei mancati guadagni e delle spese di sanificazione.

Il lockdown presenta il conto agli italiani. Dopo pochi giorni dalla tanto attesa fase 2 e la riapertura dei bar, dei ristoranti e dei parrucchieri c’era da aspettarsi che i prezzi non sarebbero tornati come quelli del pre coronavirus. Già il Codacons nei giorni scorsi aveva previsto un possibile aumento per un valore complessivo di 536 euro annui per famiglia. In testa alla classifica dei rincari ci sono i bar, il prezzo del caffè al bancone ha subito un aumento dal 20 al 50%. Una vera e propria bomba sociale ed economica che potrebbe essere scaricata sui consumatori finali. Probabilmente gli aumenti sono collegati alle misure di sicurezza legate ai protocolli governativi, che inevitabilmente porteranno meno clienti e di conseguenza meno guadagni. Già in l’aprile l’Istat aveva registrato forti aumenti dei listini per il settore alimentare (+2,8%) e per la cura della persona (+2,5%). Per comprendere se i rincari saranno sporadici e passeggeri bisognerà aspettare la fase 3.

Il Codacons stima un aumento del costo del caffè che arriverà fino al 53%, dovuto ai due mesi di crisi nera per colpa del Covid-19 e del lockdown che ha costretto le attività alla chiusura e a un crollo verticale dei consumi. Le lentezze burocratiche dello Stato hanno costretto i piccoli imprenditori a lottare ogni giorno con oneri, scadenze, restrizioni dovute al distanziamento che determina un minore afflusso di clientela. Non è ancora presente sul conto l’accredito del prestito garantito.

L’Antitrust ha avviato un’indagine sugli operatori della grande distribuzione grazie alla collaborazione di Altroconsumo. L’autorità è intervenuta per individuare eventuali fenomeni di speculazioni e di sfruttamento dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Sono circa 3.800 i punti vendita coinvolti nell”indagine. Per la legge è reato speculare sui prezzi durante l’emergenza da coronavirus. È consigliabile per i cittadini conservare gli scontrini relativi alla vendita di mascherine e disinfettanti, per denunciare e fare verificare qualsiasi rincaro. Anche i commercianti dovrebbero fare attenzione ad evitare speculazioni: un’eventuale condanna comporta l’interruzione dell’attività commerciale.


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