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Chissà quanto si saranno spaventati Brunetta, Bernini e Gelmini leggendo che l’indice Istat della produzione industriale ha fatto registrare in gennaio un rimbalzo dell’1,7% dopo quattro variazioni mensili negative.

Colaninno avrà temuto di non poter più sproloquiare in tv sul disastro giallo verde per far dimenticare i danni provocati dal grigiocrate Monti e dai governi del Pd.

Tranquilli, non è successo niente. Il quadro negativo complessivo non cambia. E Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor, anticipa che a febbraio l’indice della produzione industriale è di nuovo in calo. D’altronde l’unico segnale positivo – afferma Quagliano – arriva dalle vendite del commercio al dettaglio (+0,5%).

Dunque nessuna illusione. “Appare veramente difficile – sostengono al Centro studi – che il segnale positivo che viene dal dato sulla produzione industriale in gennaio diffuso oggi dall’Istat indichi una possibile inversione di tendenza. Questo dato si inserisce infatti in un contesto negativo compatibile con un nuovo calo congiunturale del Pil nel primo trimestre 2019, che sarebbe il terzo consecutivo e segnerebbe il passaggio dalla recessione tecnica alla recessione conclamata per l’economia italiana”.

Servirebbe una politica anticongiunturale, che non c’è. E servirebbero imprenditori, che latitano. Quagliano rileva che l’Italia è l’unico Paese avanzato a non aver superato la crisi del 2008, ed in questi anni i governi “credibili, che piacevano all’Europa, rigorosi, seri, efficienti” si sono susseguiti senza il benché minimo risultato.

Quanto ai predatori, un dato è particolarmente significativo. Il Pil italiano del 2018 registra ancora un calo del 4,3% rispetto al 2007, ma la produzione industriale è inferiore del 21,1% sempre rispetto al 2007.

Eppure, ad ascoltare gli interventi delle associazioni datoriali, pare che l’unico freno all’economia italiana sia rappresentato dalla Tav Torino Lione. Basta una galleria e si recupera in un attimo il 21% di produzione industriale nazionale. Ripartono le esportazioni e ritornano pure le mezze stagioni. Magari ci scappa anche una champions. Per questo i predatori sono pronti a scendere in piazza, ad una serrata. Peccato che tutta questa energia sia mancata quando si trattava di investire, di salvare posti di lavoro, di protestare contro le delocalizzazioni. No, solo la Tav. Chissà cosa si inventeranno, dopo.


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