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Quando i (rari) media liberi hanno ironizzato sugli atteggiamenti dei politici di maggioranza che chiedevano più immigrati (250mila) per i lavori nei campi, sui social sono intervenute le legioni del politicamente corretto sostenendo che si trattava di bufale.

Il modo più rapido, e vigliacco, per mettere a tacere chi non è allineato. Poi, però, è stato il ministro dell’Agricoltura ad ammettere che sta cercando accordi internazionali di questo tipo ed i dispensatori di etichette bufaline sono stati costretti a tacere.

Hanno invece ritrovato la favella due assessori regionali piemontesi, Elena Chiorino e Marco Protopapa.

Ma perché – hanno chiesto – oltre a pensare a lavoratori stranieri, il governo non valuta di coinvolgere in particolare gli italiani che hanno perso il posto di lavoro a causa del coronavirus e che non hanno alcuna tutela e anche quelli che percepiscono il reddito di cittadinanza, ai quali il governo avrebbe già dovuto trovare lavoro da tempo ma che, nella stragrande maggioranza dei casi, risultano inattivi?”.

Una domanda di semplice buonsenso e, come tale, rimasta senza risposta. Ma gli assessori insistono, spiegando che un coinvolgimento dei lavoratori italiani permetterebbe di superare la mancia dei 600 euro concessa ai lavoratori autonomi e alle partite Iva o consentirebbe di dare un senso al reddito di cittadinanza.

Si potrebbe pensare – concludono gli assessori – a formule contrattuali snelle, magari della durata di pochi mesi e non rinnovabili, ma con importanti agevolazioni fiscali che siano sostenibili per le aziende e che possano consentire alle persone in cerca di occupazione o in cassa integrazione di lavorare e percepire un reddito. In questo modo andremmo a sostenere imprese, lavoratori e, più in generale, tutto il comparto agricolo”.

In attesa che le legioni del politicamente corretto spieghino che anche queste sono bufale.


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