fbpx


Dopo essersi occupato per anni dei gossip della casa reale inglese, Antonio Caprarica volto noto della Rai corrispondente da Buckingham Palace, sbarca nel dorato mondo dell’auto,

o perlomeno quello che resta di quel comparto economico che oggi si trova in crisi, e non circoscritta al solo mercato italiano, bensì europeo e probabilmente anche mondiale.

Cambiano le abitudini, cambiano i regolamenti, alcune auto vengono messe al bando come i motori diesel in favore di altri come quelli a metano oppure elettrici che vengono incentivati.

Giusta o sbagliata, questa è la realtà. Ma questo Capranica non lo sa, e così il noto populista finanziario con barba e cravatta sempre elegante e in servizio permanente effettivo nel salotto di Barbara Palombelli in Rutelli, venerdì è partito lancia in resta contro i populisti prendendosela con la Nissan, la quale ha annunciato di voler riportare la produzione in Giappone di alcuni modelli.

Colpa della Brexit, colpa degli euroscettici, colpa dei populisti, colpa di quei maledetti che predicano odio e seminano razzismo e instabilità. Secondo l’ex giornalista Rai, insomma, la responsabilità della fuga giapponese sarebbe dovuta all’incertezza del quadro politico e non del cambio di strategia industriale dell’azienda. Guai toccare a Caprarica la sacra Europa.

Guai metterla in discussione seppure tecnicamente fallita proprio pochi giorni fa dopo l’accordo di Aquisgrana che di fatto è la premessa per creare l’euro di serie A e l’euro di serie B.

Ma Caprarica non si arrende e così, con la sicumera che lo contraddistingue e con la granitica certezza dell’uomo indubitabilmente informato sui destini dell’umanità, sentenzia: “L’impatto di tutto questo – annota l’ex corrispondente Raisi vede da quanto accade a Sunderland dove c’è uno dei più grandi stabilimenti europei in cui la Nissan era intenzionata a investire un paio di miliardi di sterline, e invece ha comunicato che trasferirà la produzione del suo modello di punta in Giappone perché con la rottura della Brexit non le conviene più produrre in Gran Bretagna per poi esportare nel continente europeo“.

Insomma è chiaro, il colosso giapponese avrebbe deciso di produrre in Giappone alcuni modelli delle sue auto per colpa degli sciagurati euro scettici.

Ma in realtà a prendere in contropiede il giornalista mainstream, scivolato su una materia di cui non capisce un tubo, è un’analisi della Reuters la quale, molto prima di lui, aveva puntigliosamente preso in esame il caso Nissan affermando che tra le ragioni principali della scelta non ci sono tanto l’incertezza del quadro politico quanto piuttosto le restrizioni ai motori diesel imposti dall’unione europea.

Le aziende produttrici – si legge nel rapporto – nel 2016 hanno dovuto fronteggiare un crollo della domanda di questa tipologia di vetture. Le vendite di dicembre nel Regno Unito sono state di un quarto più basse rispetto a quelle dello stesso mese nel 2017: meno del 30 per cento delle auto vendute va a gasolio, un valore inferiore del 40 per cento a quello registrato precedentemente. Nel complesso, per il 2018 le vendite di nuove macchine diesel nel Paese sono scivolate del 30 per cento“.

La stessa Nissan ha commentato la sua decisione spiegando che “il contesto europeo in cui opera l’industria automobilistica è cambiato molto”, anche per quanto riguarda i regolamenti sulle emissioni: nel Regno Unito, le auto diesel devono rispettare le soglie di inquinamento consentite, pena il pagamento di una tassa. Inoltre, diversi stati membri dell’Ue, tra cui la stessa isola inglese, hanno annunciato blocchi e limitazioni per la circolazione di questa tipologia di macchine. Non solo.
Allora, spiega Reuters, “invece di realizzare suv con un motore diesel già sperimentato e più economico, Nissan punterà a dotare le vetture di un sistema meno inquinante, munito di batterie elettriche: i costi di questa strategia potranno essere in parte assorbiti consolidando la produzione nel principale hub di Kyushu. Inoltre, il nuovo accordo commerciale tra Giappone e Unione europea eliminerà i dazi del 10 per cento che gravano sulle importazioni di auto nel vecchio continente. E questo gioca a favore della scelta strategica del gruppo”. E adesso chi glielo dice a Caprarica?


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST