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Stavolta tocca smentire il grande Gaber.

In “Timide Variazioni” il cantautore milanese scriveva: “Sì ma io volevo dire la mia vita, la tua vita, insomma la vita. Ho il sospetto che rimanga sempre uguale e qualsiasi cambiamento che sembrava così enorme e sconvolgente riguardato alla distanza non è altro che esteriore ed apparente. Va a finire che in sostanza è davvero tutto uguale”.

Stavolta, caro Signor G., non sarà così: cambierà tutto. Già molti emeriti professori hanno scritto di come questa pandemia cambierà l’economia mondiale e la finanza, eppure la casalinga di Voghera del compianto Arbasino forse non ha ben chiaro ciò che ci attende una volta usciti di casa; oppure è l’unica che ci ha pensato visto il suo Nobel per l’economia domestica, ma nessuna pomposa testata pubblicherà il suo trattato.

Migliaia di persone hanno iniziato a riempire ampolle e vasi con bigliettini riportanti ciò che desiderano fare o sognano una volta finita la quarantena. Il sushi, la pizza con gli amici, il viaggio in Nepal, le vacanze al mare. Non si può biasimare chi, invocando un sorriso che manca da più di un mese, sogna, ma forse è ora di rendersi conto che tutte queste bellissime cose saranno troppo costose per realizzarsi, amici veri a parte.

Molti di noi perderanno il lavoro nonostante le imbarazzanti misure governative, e chi avrà la fortuna di mantenerlo dovrà fare i conti con un sensibile, anche se si spera temporaneo, abbassamento del salario. Peccato, per un po’ di tempo faremo a meno del sushi il venerdì sera e del nuovo IPhone e compreremo i frutti della terra, sacrifici sostenibili diranno i più.

La casalinga di Voghera, però, sa bene che questo è periodo di raccolta di molte verdure e si chiede come si manterrà sufficiente la produzione anche solo del grano senza i lavoratori stagionali impossibilitati ad entrare in Italia.

Cercando di immaginare questo circolo vizioso si può facilmente pensare che chili e chili di prodotti agricoli verranno buttati via perché non saranno colti in tempo e ciò comporterà un aumento dei prezzi degli alimenti di base. Le persone che avranno meno soldi da spendere una volta fatta la spesa inizieranno a rinunciare ai piccoli vizi e sfizi a cui si erano abituate nonostante la crisi del 2008 e la Fornero. Ciò indurrà al calo del lavoro per un sacco di pmi, dai ristoranti alle agenzie viaggi ai negozi di elettronica, già duramente colpiti.

Si inizierà a non comprare più la Cola e i biscotti infarciti della crema piemontese più buona al mondo. Si inizierà a comprare pochi libri su Amazon, figuriamoci in libreria, ad aspettare tempi migliori per cambiare la lavatrice, il microonde, la macchina. Si tornerà ad usare la bicicletta per risparmiare sulla benzina, si rimanderà il viaggio della vita, la luna di miele la si consumerà dallo zio che abita a Ospedaletti e che ha una stanza degli ospiti.

Tutto ciò con inevitabili conseguenze sulle grandi aziende che per ora, anche magari ricorrendo alla cassa integrazione, riescono a pagare lo stipendio ai dipendenti che verranno drasticamente ridotti.

Torneremo indietro senza una spinta ad andare avanti e piangeremo al funerale di quel turbocapitalismo che, come una droga, odiamo eppure ci assuefà. Gaber concludeva quella sua ballata con una frase che chi scrive, insieme alla casalinga di Voghera, spera di condividere: “Oppure sono io che non capisco più un cazzo


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